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Il taccuino politico della settimana: siamo ostaggio degli eventi imprevedibili?

a cura di Claudio Artusi|

La settimana appena trascorsa è stata ricca di eventi, su scala nazionale e mondiale, che dimostrano ancora una volta che l’umanità è seduta su un vulcano che generalmente brontola, ma di frequente dà sfogo ad eruzioni, la cui portata non è facile da valutare per il presente ed il futuro. Li ricordo qui di seguito: – l’inatteso e profondo cambio di geografia delle alleanze politiche con l’accordo USA-Australia-Gran Bretagna che nasce in chiave di competizione con la Cina, ma certo indebolisce ruolo e peso dell’Unione Europea (in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2021/08/model_edr.pdf. Ci aspettavamo tutti un Biden sincero e rispettoso del rapporto con l’Europa e lo ritroviamo indifferente, quasi sprezzante, senza dimenticare modi e merito dell’abbandono dell’Afghanistan; – in Cina si apre la crisi Evergrande, soggetto ai più ignoto, che però gestisce un volume immobiliare ben superiore a quello che ha fatto scoppiare la Lehman con quel che ne è conseguito. Un default di un colosso di questo genere avrebbe un impatto diretto sui suoi creditori che sono in tutto il mondo, ed uno indiretto di una frenata del tasso di sviluppo cinese con conseguenze a catena su tutte le borse; – i risultati elettorali in Germania (il motore d’Europa) lasciano prevedere lunghi tempi per la formazione del governo, ma soprattutto una legislatura con una governance alquanto instabile e senza una forte leadership, esposta quindi alle forze centrifughe ed agli interessi nazionali; – giovedì scorso, l’assemblea degli industriali, santificando Draghi, ha proposto un “patto per l’Italia”, che nel contesto e nel modo in cui è stato presentato può essere letto come una modifica di fatto del regime parlamentare: “l’uomo forte” che dialoga e fa l’accordo con “i poteri forti”. Non dimentichiamo che fra sei mesi si dovrà eleggere il Presidente della Repubblica (di che genere di repubblica?). Non sarebbe logico trovare un filo conduttore che leghi questi quattro eventi, che hanno origini e traiettorie molto diverse fra loro. Siamo però di fronte a grandi scossoni e ad un alto tasso di imprevedibilità! La storia ci insegna che il benessere e lo sviluppo necessitano di stabilità e quando ciò non accade, oltre una certa soglia, lo sbocco è stato la guerra. Il contesto e i deterrenti reciproci allontanano dal nostro orizzonte questo fantasma, che però non scompare, bensì si scompone e ricompone rapidamente con ricadute politiche, sociali ed economiche di difficile lettura. Probabilmente per studiare ciò che accade in questi anni dovremo ricorrere più che alla analisi storica, alla “teoria del caos”.

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