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Il taccuino politico della settimana: segnali di criticità nella tenuta sociale del Paese

a cura di Claudio Artusi|

Le parole chiave della settimana in cui il piano vaccini è andato avanti con qualche stop and go e con qualche curva, e le restrizioni post pasquali hanno dato segni di possibile allentamento sono tre: equità, trasparenza, maturità. Tra valori importanti per il Paese, mentre grande continua ad essere l’incertezza dei tempi e modi della marcia verso la “terra promessa” della normalità. Non è dunque sorprendente che le sofferenze e le insofferenze, non solo crescano, ma incomincino ad evolvere in tensioni nel corpo sociale del Paese. I più evidenti segni sono quelli che derivano dai pubblici esercizi, con forme varie di protesta sia individuali che collettive. Forme che non sono degenerate anche grazie al senso di responsabilità dei rappresentanti delle categorie, che hanno allontanato tentazioni di violenze ed hanno convogliato il disagio in proposte per il governo. Ma quanto durerà questo argine non è dato di sapere. I ristori sono una condizione necessaria ma insufficiente! Emblematica è una espressione di un manifestante: “il nostro vaccino è il lavoro”. E in questo quadro di tensione sono iniziate ad emergere proteste fra gruppi di operatori che si considerano discriminati rispetto ad altri e si è aperta la caccia al privilegio ed ai privilegiati. Tutto ciò non va sottovalutato, perché nella stagione di sacrifici che stiamo vivendo è essenziale praticare e comunicare il valore sopra richiamato della equità. Se ciò vale sul fronte delle restrizioni, è ancor più significativo sul piano vaccini. Già da qualche tempo è iniziata la caccia ai furbetti e ai saltafila per i singoli e per le categorie. Il fenomeno negli ultimi giorni si è accentuato fino a trovare una cassa di risonanza nello sdegno del presidente Draghi nei confronti dei giovani psicologi vaccinati. Cui gli stessi hanno dato un’immediata risposta, non priva di sensatezza. Rimane in sospeso una domanda: se persino il Presidente del Consiglio, che ha tutti i poteri per normare le priorità delle somministrazioni dei vaccini, si sdegna, perché le decine di milioni di cittadini in attesa non dovrebbero urlare la loro protesta? Una china pericolosa, questa, con cui dovremo convivere per qualche mese, che va accompagnata dal secondo valore di questa fase sociale, quello della trasparenza. Ci accingiamo a vivere dunque un periodo molto delicato, con una atmosfera densa di ossigeno che può infiammarsi anche con una miccia insignificante. Ciò non è avvenuto, e presumibilmente non avverrà, grazie al clima di solidale responsabilità di tutte le forze politiche, direi in primis quelle poche che hanno scelto di stare all’opposizione. Molti distinguo, molte proposte alternative, ma nessuna cavalca il corporativismo e la protesta. Il nostro Paese sta mostrando maturità, ultimo, ma non meno importante valore di cui ci sarà enorme bisogno anche quando, fra qualche mese, inizierà la Ricostruzione.

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