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Il taccuino politico della settimana: scossone primarie a Roma e Bologna

a cura di Claudio Artusi |

Ieri, domenica 20 si sono svolte altre due primarie del PD, per individuare il candidato sindaco a Bologna e a Roma, dopo quelle svoltesi a Torino ,che erano state oggetto di una nota di commento. Certamente è opportuno guardare a questi eventi sia perché sono le prime assemblee post covid, sia perché possono aiutare a capire il rapporto fra gli elettori e la politica. Il primo elemento da notare è che l’affluenza è stata elevata (48000 a Roma e 26000 a Bologna). Elevata se si compara con Torino, dove peraltro si è votato per un giorno e mezzo, mentre questa volta solo di domenica (d’inizio estate). È un dato importante perché è il segno di un germe di desiderio di partecipazione e perché evidentemente lo strumento delle primarie viene considerato da una fetta di popolazione un mezzo affidabile per esprimere le proprie scelte. Va detto inoltre che non sono state elezioni “bulgare”, nel senso che vi è stata competizione e che i candidati “dell’apparato” non hanno vinto a mani basse. Certo gli sfidanti non ce l’hanno fatta, come peraltro accaduto a Torino, ma c’è da dire che pur nella diversità i prescelti hanno profili di competenza e di rappresentanza più che dignitosi! Difficile dire se con queste primarie il nuovo PD di Letta abbia “svoltato” dopo un lungo periodo di declino, ma certo si può creare un nocciolo di nuova classe dirigente, per cui l’attributo di nuovo non equivale a improvvisato o sprovveduto. Sempre la lettura dei risultati di queste tre primarie dicono che vi è uno spazio per realtà civiche, che non sono organiche al partito, ma non disdegnano un rapporto fecondamente dialettico con lo stesso. E su questo terreno si “parrà la nobilitate” del partito di Letta. Includere non significa cooptare, né aggiungere un aggettivo al sostantivo. L’inclusione presuppone una piena disponibilità alla trasformazione nei programmi, nell’organizzazione, nella comunicazione. Mi sia consentito un esempio da non seguire, anche in ragione dei tempi mutati: il PCI per crearsi una foglia di fico inseriva nelle sue file “gli intellettuali di sinistra”, questi, senza nulla togliere alle rispettive capacità e virtù, non hanno contribuito affatto alla mutazione antropologica del partito. Ecco: Letta abbia ben chiaro questo esempio e volga la prua della nave del suo partito dalla parte opposta!

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