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Il taccuino politico della settimana: prossimi ad una “vera” Seconda Repubblica?

a cura di Claudio Artusi|

La settimana trascorsa ha nuovamente mostrato la fragilità e l’inconcludenza delle forze politiche presenti in Parlamento. Sia col voto del ddl Zan, sia, e soprattutto nel dopo, in un palleggiamento di responsabilità ed in cori da stadio, entrambi indegni di una democrazia matura. L’ Italia mi ricorda sempre più una torta, agrodolce, a strati. La ciliegina è la Presidenza della Repubblica. Poi vi è l’esecutivo guidato con autorevolezza e rigore da Draghi. Poi il Parlamento, sempre più una palude inetta e talvolta maleodorante. L’ autorità giudiziaria che, dopo aver svolto in modo improprio il ruolo di supplenza del potere politico, fa mostra, senza pudore, delle proprie fragilità e miserie. Le associazioni di categoria che sono sempre più autoreferenziali. Last, but not least, i cittadini, con i loro bisogni, ruoli, ambizioni, idee, giudizi. La scelta di fondo della Costituzione era la tenuta di questo corpo su due architravi: i cittadini-elettori come fonte e legittimazione della democrazia e il Parlamento in quanto deputato a legiferare ed a determinare il potere esecutivo e il Quirinale. Chi ricorda negli ultimi venti anni una legge, anche una sola, determinante per la vita dei cittadini che sia nata e maturata in Parlamento? Non certo le leggi di bilancio, né le riforme della pubblica amministrazione, né l’ ordinamento della sanità o della pubblica istruzione o della previdenza sociale. In alcuni ambiti è stato il governo a legiferare (con le due Camere nel ruolo di formali ratificatori) in altri (i più) si è rimasti allo status quo. Ora tutti ci stracciamo le vesti perché i cittadini non vanno a votare; che i giovani non si appassionano alla politica, che non vi è più rispetto per le istituzioni! Come potrebbe accadere diversamente in una democrazia parlamentare in cui il potere di governo (quindi quello reale) viene esercitato ormai da quasi vent’anni da persone non elette e quindi non scelte dal corpo elettorale? Bisogna prendere consapevolezza della contraddizione in cui viviamo, prima che l’attuale modello di democrazia non metta in crisi la stessa democrazia. Siamo di fatto in una democrazia presidenziale senza i contrappesi e le garanzie proprie per evitare derive autoritarie. I prossimi mesi ci diranno in che direzione andiamo. Ma è certo che in molti ambienti si sta ragionando su questo tema e la elezione del Presidente della Repubblica può diventare il catalizzatore della nascita di una “vera” Seconda Repubblica.

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