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Il taccuino politico della settimana: lottiamo per l’ambiente senza pregiudizi

a cura di Claudio Artusi|

Il ministro Cingolani ha avuto il grande merito di parlare senza censure della transizione energetica ed ambientale, forse perché, da scienziato qual è, non è consono al linguaggio felpato della politica. In realtà sono molte settimane che il tema è balzato alla attenzione dell’opinione pubblica mondiale rompendo il recinto degli addetti ai lavori e delle agenzie internazionali. E sono emerse alcune domande, che provo ad elencare. Quanto ci costerà transitare in un paio di decenni verso un mondo in cui si produce e si consuma “pulito”? Quante e quali sono le strade da percorrere in contemporanea o in alternativa? Chi saranno i vincenti ed i perdenti nell’ambito delle industrie, dei servizi e delle professioni? Questi interrogativi rimarranno aperti a lungo ed è bene che sia così perché ci devono essere compagni nelle piccole e grandi scelte che ci troveremo a fare. Con questa breve nota sottopongo ai lettori alcuni spunti di riflessione, ordine. – L’Europa nella sua interezza contribuisce alla produzione di CO2 per poco meno del 15% del totale del mondo, mentre USA più del 22% e Cina sopra il 18%. Ciò rende palese che per quanto l’Europa faccia lo sforzo enorme di dimezzare le emissioni nocive, il beneficio che il mondo avrebbe sarebbe marginale: dunque, occorre concertazione e sincronismo fra i principali paesi del mondo nella sfida. – Sembrerebbe facile ma vi è un “ma”: a torto o a ragione i paesi occidentali, fin dalla rivoluzione industriale, hanno costruito lo sviluppo di cui ora beneficiano facendo pagare un alto prezzo all’ambiente, è dunque difficile dire a paesi come l’India e la Cina che le regole del gioco ora sono cambiate e le politiche industriali si fanno “solo a condizione che…”! Dunque gli accordi su scala mondiale vanno fatti non solo sulle nuove regole, ma anche sulle compensazioni per quanto avvenuto in passato. – Questo apre un nuovo fronte: la sostenibilità del prezzo che dobbiamo pagare per raggiungere i target di decarbonizzazione! Quanto costerà “produrre pulito”? E i costi di smaltimento? E come produrre energia a sufficienza? -Torniamo dunque alla saggia posizione del ministro Cingolani: guardiamo a 360 gradi con serietà, prudenza, trasparenza, senza pregiudizi, senza censure, senza slogan. La partita del futuro si gioca in chiave scientifica, ma sappiamo bene che la scienza non è neutrale. Puntare al nucleare di IV generazione, alla fusione nucleare, all’idrogeno verde e così via significa mettere in gioco o fuori gioco lobby ed interessi potenti. Guardiamocene, combattiamoli, ma non rinunciamo al nostro futuro per timore di esserne condizionati. Per governare fenomeni globali occorrono livelli di governo globali: i singoli stati nazionali dovranno fare un parziale passo indietro e devolvere un pezzo di potestà a un organismo di governo sovranazionale! Utopia? Forse! Ma non dimentichiamo che i governanti europei nell’immediato dopoguerra lo hanno fatto, creando la CECA che ha messo in comune acciaio e carbone: vogliamo provare ad essere alla loro altezza?

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