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Il taccuino politico della settimana. Lo Russo e Gualtieri, si riporti la fiducia nel presente

a cura di Claudio Artusi |

Mentre scrivo questa nota a caldo, potrei dire che l’importante vittoria di Stefano Lo Russo a Torino è una seconda bocciatura per la sindaca uscente Chiara Appendino, essendo stato il suo successore l’oppositore più intransigente in Sala Rossa. E vale ricordare che Lorusso ha superato l’esame delle primarie, nonostante nel suo stesso partito vi fossero dubbi sulle sue potenzialità di vittoria finale proprio perché il più inviso ai grillini. Potrei anche dire che Roma sembra essersi rinsavita scegliendo un personaggio competente, Roberto Gualtieri, stimato anche all’estero, e soprattutto equilibrato. E così via potrei proseguire. Ma non ha senso ricercare un dato politico in una competizione in cui hanno vinto anche quelli che hanno deciso di restarne fuori astenendosi, ed in cui per un candidato valido come Paolo Damilano il sostegno della Lega e di Fratelli d’Italia è stato un disvalore per un bel pezzo di elettorato torinese. Subito dopo il primo turno avevo espresso due speranze: che i candidati esplicitassero la squadra con cui avrebbero governato in caso di vittoria e soprattutto che le più alte autorità istituzionali, culturali e religiose del Paese facessero sentire la propria voce contro l’astensionismo. Nessuna delle due speranze si è realizzata! Non è cosa da poco: con la legge che dà ai sindaci il potere e la responsabilità di guidare la città in forza della elezione diretta, il primo cittadino deve avere una elevata percentuale di elettori che scelgono lui ed il suo programma, altrimenti si corre verso il piano inclinato della legittimità democratica. L’astensionismo non è un argomento secondario, né può essere trattato con leggerezza in una fase in cui il disimpegno e la sfiducia nella politica si manifesta anche attraverso reazioni oltranziste, esasperate, irrazionali, come la negazione del Green pass che fanno da copertura all’assalto a sedi sindacali. È crollato il mondo? No! L’astensionismo è un sintomo e l’obbiettivo resta sempre lo stesso, quello di ristabilire una relazione di fiducia fra popolo ed istituzioni.

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