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Il taccuino politico della settimana. Lo Russo è il candidato sindaco del Pd

a cura di Claudio Artusi|

Sabato e domenica si sono svolte a Torino le primarie del PD per la scelta del candidato sindaco. I risultati si prestano, ad una prima lettura, ad una valutazione quasi irridente. Il numero di votanti è stato basso, decisamente più delle attese, che pure scontavano una forte riduzione rispetto alle decine di migliaia di votanti, che avevano a suo tempo incoronato Piero Fassino per la corsa a sindaco. La partecipazione è stata particolarmente bassa proprio in quelle aree meno centrali, in cui ci si aspetterebbe un più forte radicamento di un partito di sinistra. I votanti sono stati meno del totale tesserati PD e meno dei sottoscrittori delle candidature. Ha vinto (vediamo se vittoria di Pirro o meno) il quarantacinquenne professore del Politecnico Stefano Lo Russo, già braccio destro di Fassino nella sua giunta e capogruppo in Sala Rossa, dove ha condotto in questi cinque anni una opposizione intransigente e competente alla giunta pentastellata. Nonostante questo pedigree, il distacco dal secondo arrivato è stato minimo: meno di trecento voti! E pensare che il suo contendente, l’ingegner Francesco Tresso, espressione di alleanza civica, è talmente lontano dall’establishment da essere soprannominato Signor Nessuno, nonostante sia da dieci anni consigliere comunale di una Lista civica. Ora poniamoci alcuni interrogativi. Siamo certi che le primarie siano uno strumento percepito come un efficace tramite di partecipazione? Non sono invece letti come una rinuncia delle forze politiche ad un loro precipuo compito che è quello di scegliere programma e classe dirigente? Se il PD vuole continuare ad essere un partito di sinistra, come può non avere un radicamento forte nelle aree cittadine che più stanno soffrendo economicamente e socialmente? Se “un Signor Nessuno” insidia il primato ad un leader giovane, d’esperienza politica oltre che professionale, come Lo Russo, non sarà che l’appartenenza politica è letta come un disvalore? Non posso però esimermi da un apprezzamento per il PD che si è messo in gioco, ci ha messo la faccia, ed ha comunque mobilitato molti volontari che hanno trascorso il week end ai seggi. Le considerazioni sopra svolte riguardano tutti i partiti che non possono eludere il tema di come ridare una credibilità ai propri amministratori ed ai propri governanti, di come ricostruire una relazione fra elettori ed eletti, di come offrire una piattaforma di giudizio dell’operato della buona o della cattiva amministrazione. Concludo con una nota: senza essere un sondaggista, in questi anni non ho mai incontrato nessuno che esprimesse un giudizio positivo sulla sindaca Appendino; ebbene, è ben strano che ciò non si traduca in consenso e popolarità per il suo principale avversario! Sulle elezioni a Torino varrà la pena tornare, sia per capire quale seguito avranno a sinistra queste primarie, sia per comprendere come si posizionerà il modello che ha scelto la destra, che ha dato (senza consultazioni interne) la sua benedizione al candidato senza partito Paolo Damilano. Sarà bene tenere un occhio a Milano, dove le situazioni sembrano ribaltate: Sala, un candidato senza partito, cui tutti i partiti della sinistra danno la benedizione, e la destra ancora a caccia di un signor nessuno o di un revival.

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