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Il taccuino politico della settimana. Implosione o esplosione dei Cinquestelle?

a cura di Claudio Artusi |

Per leggere cosa sta accadendo queste settimane al Movimento Cinquestelle occorre partire dalle origini e non ha torto (almeno in questo) il garante Grillo quando invita il professor Conte a studiarne la storia. Il fenomeno nasce in una miscela avvelenata di sfiducia per la politica, l’establishment, i media di larghi settori della società che sono delusi, frustrati, preoccupati: disoccupazione e sottoccupazione giovanile, periferie abbandonate ad una deriva socioeconomica, crollo del riferimento organizzativo e valoriale della Chiesa cattolica, il tema del Mezzogiorno relegato in un cono di oblio. Tutto questo e molto altro, oltre che alla disaffezione dal voto, oltre che la crisi dei partiti di sinistra, ha portato alla subcultura dei “vaffa”. Il Masaniello di turno è stato un comico ed i suoi seguaci lo specchio di questa massa (incolti, disoccupati). Anche se queste affermazioni possono apparire sprezzanti, in realtà il movimento grillino ha avuto il merito di creare un argine al fiume della protesta e di ciò dobbiamo tener conto anche per il futuro. È stato comunque un soggetto a tutti gli effetti rivoluzionario (senza sangue, né violenza) e come tutte le rivoluzioni, nel progressivo contatto con la responsabilità del governare, si è via via istituzionalizzato, con tutti i passaggi cui abbiamo assistito in questi anni. In questo percorso la vis rivoluzionaria si è andata depotenziando e con essa la capacità di rappresentare quel mondo da cui aveva ricevuto il mandato. Anche l’illusione di trovare nella tecnologia (la mitica piattaforma Rousseau) la pietra filosofale della democrazia diretta si è infranta fra contraddizioni e miserie umane. E l’emorragia di deputati e senatori ha raggiunto il numero record della storia della repubblica (una volta si chiamava trasformismo…) In questa situazione Grillo, dal suo cilindro, ha tirato fuori l’operazione Conte: un trapianto di un corpo estraneo su un corpo defedato. Ce lo immaginiamo uno con la cultura, lo standing, la storia personale di Conte essere il reinterprete dei valori e del popolo grillino? A parte la stramberia di aver accettato questa sfida, di fatto Conte coerentemente ha fatto Conte. L’avvocato del popolo ha così scritto uno statuto con regole e governance normali in cui però non trova spazio l’apparente follia del fondatore e garante. Ma se il processo di “normalizzazione” del movimento arrivasse così a compimento, che ragione ci sarebbe di votare un movimento privo di carica rivoluzionaria? Entrerebbe in competizione con Letta, Calenda, Renzi ecc., un altro partito che va a contendersi un’area sempre più ristretta e che si gioca l’identità né sui valori, né sul programma, ma sul nome del leader: auguri! Dinanzi a ciò potremmo fare spallucce e derubricare il tema nell’ennesimo frutto di alchimie politiche. In realtà vi è un problema molto più grande: quel pezzo di società che ho descritto all’inizio, non solo continua ad esserci, ma senz’altro con la pandemia si è accresciuto e non è esploso perché cloroformizzato dai vari decreti ristoro. Non è casuale il costante richiamo del Presidente della Repubblica all’unità ed alla coesione. Ma è una vox clamans in deserto se i corpi intermedi, non solo partiti e sindacati, ma anche associazioni laiche e religiose, non trovano il modo di riconnettere al corpo del Paese legale il corpo del Paese reale. Questa è la sfida che abbiamo davanti, che si affronta non solo a colpi di leggi, ma con l’impegno consapevole e generoso di tutti.

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