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Il taccuino politico della settimana: Damilano e Lo Russo sotto esame

a cura di Claudio Artusi|

A distanza di due settimane dal turno elettorale, ho provato a mettere a confronto i programmi elettorali dei due principali candidati a sindaco di Torino (Paolo Damilano del centro destra e Stefano Lo Russo del centro sinistra) basandomi sui programmi pubblicati, su alcuni contatti diretti e sulle notizie dai media. È confortante poter dire che entrambi si presentano con due piattaforme programmatiche ricche, approfondite e non ideologiche. A dimostrazione che il loro impegno elettorale non si è focalizzato solo sulla comunicazione, ma anche molto sulla diagnosi e la terapia dei problemi di Torino. Certo essi esprimono fino in fondo la personalità e l’esperienza molto diverse dei due personaggi. Uno, Damilano (cui esprimo il mio personale augurio e quello del direttore de la Porta di Vetro di pronta ripresa dopo il malore odierno), più orientato alla strategia, allo sviluppo, alla discontinuità; l’altro più focalizzato alla sana amministrazione, pur senza rinunciare a guardare lontano. Anche questo diverso modo di porsi è positivo, perché dimostrano che le loro intenzioni e i loro impegni non sono una recita per attrarre il maggior consenso possibile. Credo che nelle valutazioni propedeutiche alla scelta un altro aspetto vado ben ponderato. Il candidato di centro sinistra, pur arricchito dal supporto di alcune liste civiche peraltro di valore, è, senza se e senza ma, organico ad un partito: il PD, peraltro in parte soggetto ad articolazioni interne di cui tutti abbiamo contezza sia a livello locale che nazionale. Questo che piaccia o no è un elemento di chiarezza che è logico orienti in un senso o nell’altro la scelta dell’elettorato. Il candidato di centro destra è seduto su un tavolo a quattro gambe: una quella propria che pure essendo di recente costituzione è senz’altro molto solida, le altre tre sono espressione di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d’Italia. Quanto questi quattro stake holders riusciranno nel tempo ad esprimere un modello di governo e di sviluppo unitario? Non avanzo dubbi sull’autonomia personale di Paolo Damilano, ma scopriremo, se vincerà, la agibilità concreta di questa sua autonomia giorno dopo giorno. L’ultima considerazione che sottopongo alla riflessione riguarda in pari misura entrambi i candidati: non ho trovato nei loro programmi sufficiente enfasi sul “come” pensano possano far fronte ai loro impegni. La macchina che si troveranno a guidare ha un passato glorioso, ma è drammaticamente obsoleta per i tempi che viviamo. La norma e la forma prevalgono sull’obiettivo da raggiungere! Il cittadino è, nel migliore dei casi un utente e non un cliente! Il rapporto pubblico-privato anzichè di partnership è di sudditanza del privato rispetto al pubblico. Per correggere profondamente la morfologia del Comune è necessario, ma non certo sufficiente la guida convinta e autorevole del primo cittadino sui nuovi valori. Va rivoluzionato il modello organizzativo ed operativo, vanno introdotte professionalità adeguate allo stesso, va fatto un massiccio programma di sviluppo delle professionalità presenti. Spero di sbagliarmi, ma da nessuno dei due candidati ho sentito parole così forti al riguardo e di ciò sono preoccupato. Se così non sarà, il miglior programma è destinato a rimanere un libro dei sogni. Chi li voterà non pensi esaurito il proprio compito: vanno stimolati, accompagnati, anche criticati per tutti e cinque gli anni della consiliatura.

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