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Il ritorno delle frontiere ideologiche

Aggiornamento: 12 set 2022

di Mercedes Bresso e Claude Raffestin


Il ritorno della guerra sul territorio europeo rimette in discussione le funzioni classiche delle frontiere, la cui esistenza avevamo quasi dimenticato. Occorre ricordare che tutte le frontiere, anche quelle dette naturali, sono un artefatto che può cambiare nel tracciato e nel significato. In questo articolo vogliamo parlare del loro significato e in particolare di quello che potremmo definire il significato ideologico.

La frontiera ideologica può essere definita come la sospensione delle funzioni tradizionali, che di solito sono di tipo relazionale (consentono il passaggio, gli scambi, regolano la fiscalità ma anche permettono e a volte facilitano la socialità). Al loro posto si erige una barriera dal controllo permanente motivandolo con ragioni politico-culturali.La situazione internazionale ci obbliga a farlo poiché sta facendo riapparire in Europa la vecchia distinzione fra est e ovest. La frontiera ideologica è probabilmente la più pericolosa perché veicola quasi sempre il totalitarismo. In questa prospettiva la frontiera ideologica diventa quasi ermetica, rendendo le relazioni molto difficili, quasi impossibili. Potremmo citare molti esempi dell’epoca della “cortina di ferro”, un tempo che non avremmo mai voluto veder tornare. Ma perché la frontiera fra la Russia e l’Ucraina può essere qualificata come ideologica? Perché gli uni e gli altri giustappongono due modi di vita vissuti come completamente opposti, che impediscono il corso normale delle relazioni e vanno fino alla guerra. Il rischio profondo della frontiera ideologica è la creazione di uno stato di tensione permanente che paralizza i rapporti fra due comunità. Ciò che è avvenuto quando i russi hanno passato la frontiera con l’Ucraina, ci ricorda la violazione del limite di Roma tracciato da Romolo, il cui superamento costò nella leggenda la vita al fratello Remo. È il tradimento dei patti che cambia per sempre la relazione fra due comunità. Per continuare con l’esempio Ucraina/Russia, la frontiera ideologica va fino a negare l’esistenza dei diritti fondamentali, compresi quelli alla vita e al proprio territorio, di uno dei partner. Questa ideologizzazione della frontiera ha per effetto di farla diventare per gli ucraini invalicabile e va fino al rifiuto degli innegabili legami culturali che hanno unito i due paesi e che si esprimevano per esempio nell’uso frequente della lingua russa da parte di molti. Il paradosso, dell’invasione russa è che sta distruggendo proprio quei legami sulla base dei quali giustifica la sua invasione. L’immaginario Ucraino si sta sempre più spostando verso l’Occidente, quasi come in una deriva geografica virtuale, il che rafforza ancora il carattere ideologico del limite, che si muove sul territorio in senso favorevole ai russi, ma nella mente dei loro avversari si muove in realtà in senso opposto. Tutto questo significa che la frontiera ideologica viene sovraccaricata da una moltiplicazione di ostacoli che distrugge oggi e per un lungo tempo futuro ogni rapporto, in particolare quelli culturali. A differenza delle frontiere normali, dei tempi di pace, che assumono funzioni economiche, fiscali, di regolazione dei transiti e che, pur non essendo mai totalmente eliminate, possono essere de-funzionalizzate (come attualmente quelle interne all’Unione Europea) quelle ideologiche si irrigidiscono fino alla chiusura. Anche finita la guerra la frontiera fra la Russia e l’Ucraina resterà a lungo psicologicamente invalicabile, creando due comunità che si ignorano. È per questa ragione che l’Ucraina tiene tanto all’adesione all’Unione Europea, perché le offre relazioni nuove e più grandi: la deriva, anche psicologica, verso Occidente potrebbe essere irreversibile.

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