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Il messaggio da Berlino: un patto di governo per l’Europa

di Mercedes Bresso|

Dopo una lunga trattativa l’alleanza di governo per la Germania fra socialdemocratici, verdi e liberali, sembra fatta e, se sarà confermata dai vertici dei partiti, sarà ufficialmente varata la settimana prossima. Le novità sono molte e di grande interesse per il futuro dell’UE. Per la prima volta, se la memoria non m’inganna, un governo e quello del più grande e ricco paese europeo, afferma di voler lavorare per costruire una Europa federale e spiega anche come intende operare per arrivarci: alla fine dei lavori, in corso, della Conferenza sul futuro dell’Europa, si dovrebbe varare una Convenzione costituente con il mandato di modificare i trattati in senso federale conferendo all’Unione le giuste competenze. Si fa esplicito riferimento alla sovranità strategica in materia di politica estera e difesa e al superamento del tabù del voto all’unanimità. Si propone una riforma fondamentale del diritto di asilo e il rafforzamento del Parlamento europeo (ciò non può che voler dire la codecisione su tutte o quasi le sovranità conferite) attribuendogli anche il diritto di iniziativa legislativa. Molto interessanti sono anche gli impegni sull’ambiente, con una novità assoluta: la creazione di un ministero che tenga insieme le competenze sull’economia, l’energia, la transizione climatica. Un secondo ministero, attribuito come il primo ai verdi, unifica le politiche per l’ambiente con quelle per l’agricoltura (necessario se si ricorda il peso che nella decarbonizzazione avranno le politiche agro-forestali). Sono due cambiamenti epocali perché per riuscire a rispettare gli impegni presi internazionalmente e a livello UE, serve unificare le politiche economiche e quelle ambientali, evitando quello che frequentemente succede nei governi: che le politiche per il rilancio dell’economia ignorino o addirittura contrastino con quelle per l’ambiente. Ciò comporta che si destinino le grandi risorse di risparmio della Germania a un massiccio aumento degli investimenti per orientare in senso green la ricerca e l’innovazione, oltre ai comportamenti delle famiglie che, anch’esse dovranno investire i propri risparmi sull’adeguamento energetico e ambientale delle proprie case e dei propri consumi. Per fare solo un esempio: rendere efficienti energeticamente tutti gli edifici, sostituire caldaie e elettrodomestici, acquistare auto elettriche o a idrogeno, ha un costo imponente, che peserà sulle famiglie, come sulle imprese peseranno gli enormi investimenti per l’adeguamento di impianti e prodotti e sullo Stato peseranno le spese per riorientare produzione energetica, infrastrutture ed edifici pubblici, trasporto pubblico, politiche per acqua, aria, rifiuti, difesa idrogeologica, politiche forestali… e l’elenco potrebbe continuare. La Germania ha rispetto ai suoi partner europei un livello più basso di indebitamento e grandi surplus commerciali: se vuole che tutta l’Europa e non solo il suo paese abbia successo nella transizione ecologica, dovrà essere capace di leadership e di generosità. Compito affidato anche al nuovo ministro liberale per le finanze, noto per essere un falco, ma che ha già dichiarato che le condizioni sono cambiate e bisognerà tenerne conto. Non è molto ma è comunque una timida apertura sulla riforma del patto di stabilità. Un esempio per gli altri paesi europei sono anche gli impegni sul salario minimo, sulla piena occupazione e sulle garanzie europee per i depositi bancari. Grandi e fondamentali novità vengono quindi dalla Germania ma anche dal patto del Quirinale fra Francia e Italia, che ha rilanciato l’idea di una cooperazione più stretta nel campo della difesa e della politica estera in un’ottica europea. Ma adesso occorre che i nostri due paesi che spesso si sono spesi per un’Europa più unita, soprattutto nei settori strategici come la politica estera e di difesa, oltre che nelle politiche climatiche e di asilo, accettino la sfida della Germania: creare una Convenzione Costituente, anche sulla base di quanto risulterà dalla Conferenza sul futuro dell’Europa. Tra l’altro, Macron non dovrebbe dimenticare che è stato eletto su un progetto che parlava di attribuzione all’Europa delle sovranità fondamentali.

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