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Il Mappamondo, appunti di viaggio: Iran, culla di tesori antichi

Aggiornamento: 8 ago 2023

di Pierfranco Viano


Le mie prime esperienze di accompagnatore di gruppi in Iran risalgono agli anni ’90, dopo la morte dell'ayatollah Ruhollah Khomeini (1902-1989), quando il paese è stato aperto al turismo, viaggi che sono proseguiti fino all'inizio della pandemia. Mi ricordo l'emozione provata all'arrivo a Teheran, capitale e Paese che si conosceva soltanto attraverso le immagini di manifestazioni di uomini nelle piazze inneggianti al capo spirituale e politico di quel Paese che aveva sostenuto la rivolta contro lo Scià Reza Pahlavi. Ricordo bene anche quali fossero i "precetti" che precedevano la partenza: l’operatore informava le signore sulle regole previste per gli abiti da indossare, il trucco da evitare. Si volava su Teheran con Iran Air e prima di salire a bordo le donne dovevano coprirsi la testa con un foulard da tenere per l'intera durata del viaggio e durante la permanenza in Iran. Le assistenti di bordo erano vestite di nero, prive di trucco sul viso su cui comparivano soltanto timidi sorrisi. Il servizio a bordo era molto spartano compensato dalla gentilezza. Arrivati a Teheran iniziava l’incubo di raccogliere i passaporti di tutti i clienti e portarli in un ufficio per il visto. Il tempo di verifica variava dai 10 minuti alle due ore, tempo che dipendevano da due variabili: dal numero di persone in fila e dalla disponibilità dei funzionari della dogana. Ricevuto il visto si passava al controllo passaporti. Terzo passaggio, il recupero dei bagagli che si trasformava presto in una odissea per l'ammassamento caotico delle valige o per il loro mancato arrivo, con i turisti che cominciavano a dare segni di impazienza o a innervosirsi.

Nei primi anni dell'apertura al turismo erano praticamente inesistenti a Teheran le guide che parlassero l'italiano. Nel tempo, chi aveva studiato in Italia, donne soprattutto, superato un corso all’Università della capitale iraniana per esercitare la professione di guida turistica cominciava a proporsi; tuttavia nella visita alle principali città o luoghi storici, era presente una guida locale che si esprimeva in inglese. Questo é andato avanti per diversi anni ma piano piano le cose sono cambiate soprattutto per il colore dell’abbigliamento che non doveva più essere necessariamente nero o grigio ,i foulard saliti a bordo venivano tolti anche dalle iraniane. Poi il volo Turkish Milano-Istanbul-Shiraz ha cambiato le cose. Arrivando di notte a Shiraz la procedura dei visti era più veloce perché non molti gruppi sceglievano questo volo. Negli anni si è registrato un cambiamento in un crescendo di miglioramenti.

Le guide che parlavano italiano seguivano il gruppo per tutto l’itinerario e spiegavano anche nei luoghi storici dove prima si prendevano le guide locali, le signore dovevano tenere sempre il foulard non sgargiante, ma non si faceva più caso al capello che usciva. Detto questo mi sono trovato sin dai primi viaggi sempre a mio agio, scoprendo una cultura millenaria, una lingua, il farsi, così musicale, cibo ottimo sempre con porzioni gigantesche. La gente del posto i primi anni era molto curiosa ma sempre molto accogliente, contenti di vedere turisti nel loro Paese.




Negli anni le donne in Iran hanno e sfidano il governo con abbigliamenti rispettosi della religione, ma colorati. I giovani e le giovani si avvicinano per parlare in inglese, si fanno fotografare . L'Iran, paese di forti contrasti, in cui le donne non si coprono il viso, si deve misurare quotidianamente con un potere teocratico la cui presenza è costante.

Tuttavia gli iraniani hanno sempre saputo come superare o aggirare alcuni divieti. Per esempio, non esistono discoteche, ma non sono vietate le feste in casa e i giovani, in particolare quelli benestanti di Teheran le organizzano. I sentimenti, altro esempio, seguono un doppio binario: uomini e coppie eterosessuali sono autorizzati a camminare mano nella mano, i primi nel nome dell'amicizia (l’omosessualità è punita), le altre soltanto se sposate. Ora si può ascoltare dalla radio musica sia tradizionale, sia occidentale, ma non nel mese di Muharram (il primo mese dell’anno nel calendario lunare islamico, uno dei quattro mesi sacri per i musulmani) in cui si celebra l’Ashura. Si tratta di un'importante ricorrenza religiosa, il decimo giorno del mese di Muharram, durante il quale gli sciiti commemorano l’anniversario della morte del loro terzo Imam, Hussein Ibn ‘Alì nella battaglia di Karbala.


L’Iran confina con l’Azerbajan, l’Armenia e la Turchia a nord ovest, con il mar Caspio a nord,con il Turkmenistan a nord –est e a est con Turkmenistan e Afghanistan, a sud-est con il Pakistan e il golfo di Oman., a sud su con il golfo Persico e lo stretto di Hormuz e infine con l’Iraq a ovest. La parte centro-orientale del Paese è coperto dal Dasht-eKavir (letteralmente immenso deserto), il quale è il deserto più grande del Paese, seguito più a est dal Dasht-eLut e diversi laghi di sale. A causa della sua vastità e del variare dell’altitudine l’Iran presenta un vasto quadro climatico. Gli inverni (da dicembre a febbraio) possono essere freddi e rigidi in buon parte del paese, mentre d’estate (da giugno ad agosto) le temperature superiori anche ai 40 gradi sono da considerarsi nella norma, ma essendo il paese quasi interamente un altopiano il clima è secco ad eccezione della zona costiera dove però i turisti non vanno.

Un itinerario classico in Iran è di nove/dieci giorni che permette di vedere le città più importanti, spostandosi in pullman comodi per le lunghe distanze. La sistemazione alberghiera è migliorata. Nella capitale Teheran si privilegiano le strutture dei vecchi Sheraton o Hilton cui sono stati cambiati i nomi. In altre città catene iraniane sono di buon livello, un giudizio che vale per i ristoranti.


Shiraz

Situata a 1525 metri di altitudine è nota come la città dei poeti, delle rose e del vino (scomparso localmente) che ora viene prodotto in California ed in Australia. Gli iraniani amano fare pic-nic ovunque ci sia uno spazi verde.

Nella visita della città si visitano due moschee, affascinante quella chiamata Mosche Rosa per il colore delle piastrelle (nella foto in alto) e il bazaar, ma ma prima di ogni altra cosa la la tomba del poeta Hafez, in un bellissimo giardino (foto in basso).


La struttura architettonica dei bazaar iraniani è molto interessante con passaggi che si incrociano a formare uno spiazzo. La struttura ospita aperture sul tetto per far passare l’aria e la luce. Nel bazaar di Shiraz, al posto dell'antico caravanserraglio ora vi sono negozi per turisti.

Ma in alcuni bazaar del Paese resista la tradizione di caffè dove si può degustare il tè accompagnato da deliziosi biscotti. Come anticipato, di grande impatto rimane la visita alla tomba del poeta Hafez, uno dei poeti più amati dagli iraniani. Il senso della memoria è anche molto presente a Shiraz, come in altre città dell'Iran, dove compaiono cartelloni con il viso colorato dei caduti durante la guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein che durò otto anni a parte dal 1980 e che ha causato la morte di oltre un milioni di uomini e donne.


Persepoli Partendo da Shiraz, ci si impiega circa un'ora in pullman per coprire i 60 chilometri che separano la città da Persepoli, la capitale dei re achemenidi, di Dario, Serse, ArtaserseI. I resti maestosi della reggia del V secolo a.C., i preziosi bassorilievi, la sfilata interminabile dei popoli che portano offerte al Re dei re, i tori androcefali, i grifoni, le tombe scolpite nella roccia sulle parete della montagna, fanno di questa giornata uno dei momenti più emozionanti del viaggio.

È a Persepoli che possiamo ammirare ciò che resta del periodo di massimo splendore dell’architettura achemenide. Dario I vi trasferì la capitale nel 518 a.C., ma se Dario aveva tracciato lo schema generale degli edifici, la Persepoli che conosciamo è opera di suo figlio Serse. Mentre i primi anni del suo regno furono dedicati alla guerra e all’amministrazione, già nel 485 a.C. l’interesse del sovrano fu focalizzato all’edificazione della nuova capitale. Dopo la visita del sito si prosegue verso Naqhsh-e-Rostam, il luogo dove si trovano le tombe dei re achemenidi purtroppo ormai vuote. La località è celebre per i bassorilievi sasanidi: uno di questi è noto poiché testimonia la sconfitta e la cattura dell’imperatore romano Valeriano ad opera del re sasanide Shapur.


Pasargade e proseguimento verso Yazd

Pasargade, l’antica capitale di Ciro, si tova in un sito meraviglioso, di cui restano poche vestigia del passato. La visita si effettua con pullman e a piedi. La tomba di Ciro (foto in basso) è piccola come dimensioni rispetto all’importanza del "proprietario". Visto che non ci sono ristoranti nei dintorni in grado di ospitare turisti, si appronta il pic-nic tra la sorpresa - gradita - di tutti. Il percorso per raggiungere Yazd è lungo, ma ricco di emozioni per il variare dei paesaggi.



Yazd

Situata tra il deserto salato del Kevir e il deserto sabbioso del Lut, è molto affascinante per l’architettura e per la sua storia che la colloca come capitale dello zoroastrismo, l’antica religione del V secolo a.C. che conta ancor oggi un discreto numero di seguaci. Si visitano le Torri del Silenzio, un tempo fuori Yazd, ora praticamente vicinissime a nuovi quartieri nati sull'onda dell'urbanesimo.

Sono due colline sulla sommità delle quali esiste un recinto dove i seguaci del culto zoroastriano facevano portare dai sacerdoti i corpi dei loro defunti affinché venissero distrutti dagli uccelli, dato che la religione zoroastriana imponeva di non contaminare nessuno degli elementi. Sono state utilizzate sino agli anni 70, poi con l’espansione della città venne vietato l’uso, per ragioni d’igiene e si arrivò ad un compromesso costruendo un cimitero proprio alla base delle Torri. Si lascia il pullman e poi si sale sino in cima per entrare nel recinto dove venivano lasciati i corpi. Si prosegue la visita per vedere il Tempio del Fuoco del culto zoroastriano, dove da 1500 anni arde un fuoco con ceppi di sandalo che si ammira dietro una vetrata.

Il fuoco non deve mai spegnersi quindi c’è sempre qualche sacerdote che lo custodisca notte e giorno. Bellissima la Moschea del venerdì con il portale e i minareti più alti in Iran (nella foto). Piena di fascino la passeggiata nel vecchio quartiere Fahadan, con strade strette coperte per permettere alle persone che vivevano e che hanno deciso di rimanere di camminare all’ombra visto che qui le temperature sono sempre molto alte. La giornata prosegue dopo il pranzo direzione Isfahan. Lungo il percorso si visita Nain, famosa per i suoi tappeti con sosta alla Moschea del Venerdì risalente al X secolo. Qui si possono vedere anche le antiche cisterne d’acqua e le Torri di ventilazione (foto in basso) che sono, in architettura, una soluzione "naturale" per il problema della climatizzazione degli ambienti in climi torridi come quello che dominava vaste aree dell’antica Persia, e in epoche in cui non esisteva l’energia elettrica.



Funzionano asportando aria calda dall’interno dell’edificio durante il giorno, e immettendo aria fresca dall’esterno durante la notte. L’uso di vasche d’acqua sotterranee contribuisce ad umidificare e raffreddare ulteriormente l’aria.


Isfahan La città sogno dell’Islam antica capitale dello Scià Abbas tra il XVI e XVII secolo, meta nei secoli di intellettuali e viaggiatori. L’aspetto attuale della città è opera del re safavide Scià Abbas (1587-1629) che durante il XVI secolo ordinò la costruzione di palazzi, ponti, moschee, giardini. Gli storici raccontano che era la città più prospera e moderna del mondo (aveva quasi un milione di abitanti).

Ci vogliono minimo due giorni per visitare la città iniziando dalla piazza Meidun-e Naghsh-e Jahan, una delle piazze più grandi del mondo che rappresenta un maestoso esempio di urbanistica. Si visitano il Palazzo di Ali Qapu dal cui balcone che si affaccia sulla piazza i re safavidi assistevano alle partite di polo, la Moschea di Cheith Lotfollah, tra le più apprezzate del viaggio per l’accostamento dei colori delle piastrelle e la Moschea dello Scià (o dell’Imam) che costituisce una delle più imponenti e favolose opere architettoniche dell’Iran. Dopo il pranzo, è il momento dedicato al ludico con gli acquisti nel bazaar, la cui entrata principale si trova proprio al fondo della piazza. Il bazaar di Isfahan è immenso e vi si trova di tutto, dai tappeti alle miniature a ogni genere di mercanzia, in uno scintillio di tentazioni per gli acquirenti.

Normalmente quando arrivavo in città dopo la cena portavo i turisti a girovagare nella piazza che avremmo visitato il giorno dopo perché di sera l’atmosfera è completamene diversa, per di più, se il clima lo permette i cittadini fanno il pic-nic sull’erba e ti invitare a gustare il tè e a farsi fotografare insieme.

La Moschea del Venerdì (un museo a cielo aperto) è l'espressione architettonica più importante della dominazione selgiuchide in Persia (1038-1118). Isfahan è famosa anche per i suoi ponti (nella foto in alto a destra) che presentano una particolare architettura interna; se ne visitano almeno due, passeggiando per ascoltare gli anziani che cantano canzoni tradizionali (in basso a sinistra) .

Un tempo c’erano dei caffè tradizionali favolosi frequentati dai turisti per il tè della sera e la possibilità di fumare il narghilè. Ora li hanno chiusi e sostituiti con caffè all’aperto. Si continua la visita per vedere la cattedrale armena di Vank, nel quartiere armeno. Qui c’è anche un monumento che ricorda il massacro degli armeni durante la Grande Guerra operato dalla Turchia che non ha mai riconosciuto il genocidio. Si conclude la visita di Isfahan con il palazzo Chetel Sotun, il Palazzo delle quaranta colonne, destinato ai ricevimenti, edificato dallo Scià Abbas II nel XVII secolo.


Teheran La città di Teheran (nella foto in testa) è una megalopoli con traffico pazzesco. Divenuta capitale alla fine degli anni '50, con la crescente prosperità dovuta in gran parte allo sfruttamento del petrolio ha ricevuto uno sviluppo senza precedenti, ma non omogeneo. Tra la zona nord e quella sud della città esiste un evidente disequilibrio sociale.



Nella prima il livello economico è elevato, vi si trovano quartieri residenziali eleganti, buoni ristoranti e negozi di qualità, mentre nell'altra affiorano povertà e caos in un contesto però ricchissimo per l'offerta culturale proposta e presente, in particolare i più importanti musei, da quello Archeologico al Museo dei tappeti e del vetro. Di rilievo, è la visita esterna del palazzo Golestan, ex residenza dello Scià. Nella Banca centrale dello Stato è custodito il Museo dei Gioielli: apre soltanto due volte la settimana e vi si può ammirare una delle collezioni di gioielli più importante al mondo accumulata nei secoli da tutte le dinastie persiane.

Nel tragitto da o verso l’aeroporto internazionale svetta la Torrre Azadi (a destra) costruita nel 1971 in occasione delle cerimonie organizzate dall’ultimo Scià Mohammed Reza Pahlavi per il 2500° anniversario della fondazione dell’impero achemenide da parte di Ciro il Grande. In quella circostanza, furono allestite a Persepoli tende enormi per ospitare i capi di Stato e regnanti del paesi stranieri ai quali venivano serviti piatti preparati dal ristorante Chez Maxim e trasportate in aereo da Parigi.


Libri consigliati

Alberto Zanconato, L’Iran oltre l’Iran, Ed.Castelvecchi 2016 [1]

Shirim Ebadi, Finché non saremo liberi, Ed.Bompiani 2016 [2]

Robert Byron, La via per l’Oxiana, Ed Adelphi 1993.

Azar Nafisi, Lolita a Teheran, Ed. Adelphi 2007 (21ma edizione)

Luciana Borsetti, L’Iran al tempo di Trump, Ed. Castelvecchi 2018

Anna Vanzan, Diario persiano, Ed. Il Mulino 2017

Film

Una separazione di Asghar Farhadi 2011

Il sapore delle ciliegie di Abbas Khiarostami, Palma d’oro al Festival di Cannes 1997

Il cliente di Asghar Farhadi 2016

Taxi Teheran di Jafar Panahi 2015, Premiato al Festival di Berlino 2015

Note

[1] Alberto Zanconato, corrispondente Ansa dall'Iran per 14 anni

[2] Shirim Ebadi, magistrato e premio Nobel per la Pace nel 2003




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