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Il crollo dell’istruzione, la condizione carceraria in Italia


di Guido Tallone


Si dice a Napoli che “dietro ad ogni detenuto è mancato un maestro”. E la fotografia scattata dall’Associazione Antigone[1]che ha curato anche quest’anno il XVII Rapporto sulle carceri italiana non solo conferma questa massima sapienziale, ma evidenzia anche come la mancanza del Maestro non riguarda solo il prima del carcere, ma anche la vita detentiva. Presentato a Roma il 28 aprile scorso, il rapporto si è ritagliato l'abituale spazio che si riserva al suo annuncio, salvo poi essere rapidamente oscurato dalle notizie della guerra e dalla pandemia. In realtà, ed è la ragione per cui è doveroso ritornarci al di là delle scadenze canoniche, la questione carceri in Italia rimane un grosso buco nero, sempre affrontata in emergenza o nei momenti di scandalo o di tragedia insopportabili anche ai perbenisti e a coloro che credono unicamente alla via della repressione.


I dati parlano chiaro. Nelle carceri italiane erano reclusi, al 31 marzo 2022, 54.609 detenuti (il 95,8% di questi maschi e il 4,2% donne). Di questi il 38% è alla sua prima esperienza carceraria, mentre il 62% ha alle spalle già almeno una detenzione, mentre il 18% è al suo quinto “ingresso” in cella. Il che significa che la cosiddetta funzione rieducativa della pena in carcere è praticamente inesistente e che, al contrario, chi entra nel percorso detentivo ha moltissime probabilità di ritornarvi. Come a dire: manca il Maestro fuori, ma la “scuola” che incontra chi entra in prigione è quella del sovraffollamento (che sembra irrisolvibile), della convivenza forzata, della negazione dei più elementari diritti come, in molti casi, dimostra l’assenza di riscaldamento in cella (quasi il 10% delle carceri italiane ispezionate da Antigone non garantisce questo dato), la mancanza di acqua calda (nel 29,5% delle celle visitate da chi ha redatto il Rapporto) o spazi che non garantiscono i tre metri quadri a persona in tutte le celle (nel 22,7% dei luoghi visitati): condizioni che – di fatto – “formano” e preparano troppi detenuti al rientro in cella.


Dietro le sbarre il "potere" dell'analfabetismo

Ma restiamo sul binomio carcere-Maestro. Oltre il 22% dei detenuti non va oltre, come titolo di studio, alla licenza elementare: 17,5% con la sola scuola primaria, 2,2% senza titolo di studio e quasi il 3% analfabeti. Il 57% di chi è dietro le sbarre è in possesso della licenza della sola scuola media; il 15,5% di chi sconta una pena detentiva, possiede un diploma di scuola superiore. Solo 2,2% ha conseguito una laurea.

Dati che ci ricordano come il primo investimento in sicurezza e in civiltà è rappresentato – per qualsiasi società intenzionata a camminare sui sentieri della civiltà – dalla Scuola (con la “S” maiuscola) mentre continuare a “tagliare” e a considerare un costo la spesa per la formazione e l’educazione scolastica, significa allargare il numero degli orfani di istruzione che, senza “maestro”, non possono che ritrovarsi alla scuola della violenza e della illegalità.


Non possiamo però dire che in carcere sia del tutto assente la scuola. Di fatto questa è un pilastro portante del trattamento penitenziario ed è direttamente proporzionale alla riuscita del processo rieducativo detentivo. Nell’anno scolastico 2019-'20 i detenuti iscritti alla scuola in carcere erano 20.263 (un terzo della popolazione carceraria). Molti detenuti, però, restano esclusi da queste opportunità scolastiche. Chi sono gli studenti in carcere? Poco meno della metà di questi “alunni” (9.176 per la precisione) hanno frequentato, nell’anno scolastico 2019-’20, corsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana (e la cosa si spiega con il fatto che un terzo della popolazione carceraria – il 31,3% per un totale di 17.108 detenuti – è rappresentato da stranieri).


Il XVII Rapporto Antigone

Sempre nello stesso anno scolastico erano circa 4.000 i detenuti iscritti alla scuola elementare (il 60% stranieri) e 2.711 all’interno di corsi per raggiungere la scuola media (il 28% immigrati) con un tasso di promozioni per questo periodo didattico pari al 40%. Alla scuola superiore erano invece iscritti 8.769 studenti (di cui il 20% stranieri) con un tasso di promozione del 70%. Per quanto riguarda invece l’Università sono circa 600 i detenuti quelli che frequentano corsi all’interno dei 27 Poli Universitari presenti in carcere in pianta stabile.

Numeri, tabelle, grafici e riflessioni che il XVII Rapporto sulle carceri italiane redatto da Antigone espone in modo preciso, dettagliato e approfondito.


Considerato poi che il Rapporto completo è liberamente consultabile all’indirizzo https://www.rapportoantigone.it/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione, credo valga la pena farlo diventare oggetto di analisi e di approfondimento nelle nostre scuole e classi. Per promuovere dibattito. Per inculcare, nei nostri giovani, il dubbio che forse un modo alternativo al carcere per fermare chi ha sbagliato, esiste. Ma anche per aiutare chi cresce e chi studia ad andare oltre i pregiudizi, le disinformazioni e il “pensiero semplice” di tanti adulti che spesso parlano di realtà ignorate come la detenzione con slogan tanto volgari quanto superficiali (“Io butterei via la chiave di chi è in galera”, “le nostre prigioni sono alberghi di lusso”, etc.). Anche perché la frase attribuita a Voltaire – “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione” – è ancora di straordinaria attualità (al di là di chi sia l’autore).


Sovraffollamento, tare antica del nostro sistema penitenziario

E scoprire che il dato “ufficiale” del sovraffollamento carcerario, in Italia, è del 107,4% e che la cifra è “ufficiale” perché in molte strutture detentive si supera abbondantemente il 150% (Taranto 196,4%, Brescia 191,9%, Lodi, 184,4%, Lucca 182,3% Grosseto 180% etc.), è un qualcosa che lascia senza parole. Così come fa male prendere coscienza che nel 2021 in carcere si sono suicidate 61 persone e che la vita media di chi si toglie la vita in prigione è di 39 anni!


Per non concludere: quando Sebastiano – 17 anni, IV liceo – durante un intervento in classe sulla condizione carceraria italiana alza la mano e chiede la parola, nessuno si scompone. Lui, però, non vuole porre un quesito, ma sente il bisogno di liberare il cuore e di comunicare ai suoi compagni che la detenzione del padre non si è fermata a lui, ma “di fatto ha punito anche i miei fratelli e me perché da quasi dieci anni siamo costretti a crescere senza padre”. Dopo queste parole sulla classe cala un silenzio assoluto: tra il commosso e lo stupore. Nessuno era a conoscenza della situazione del papà di Sebastiano. Nemmeno l’insegnante. E per aiutare la classe a riprendere fiato, Sebastiano aggiunge: “Ma non sono l’unico a pagare questo prezzo. Sono circa 60.000 i figli di detenuti che vivono fuori dal carcere, ma con la cella e la prigione nel cuore”. E poi domandarsi se non esiste un modo per aiutare chi sbaglia a cambiare strada senza dover per forza utilizzare il carcere: "incattivire chi sbaglia e quasi obbligarlo a rifare gli stessi errori, a chi serve?”.


Domande a cui anche le nostre scuole devono provare a rispondere. Documentandosi e con l’aiuto dei loro tanti, motivati e validi “maestri”.




Note



[1]L'Associazione Antigone è una associazione italiana senza fini di lucro impegnata nella protezione dei diritti umani in Italia, in particolare con riferimento al sistema penale. ONG, è stata fondata nel 1991 con il proposito di occuparsi di tutela dei diritti umani nel sistema penale e penitenziario. Antigone svolge il lavoro culturale indirizzato all'opinione pubblica attraverso campagne, formazione, i media, pubblicazioni e la rivista scientifica quadrimestrale "Antigone". Dal 1998, quando Antigone ha ricevuto per la prima volta dal Ministero della Giustizia delle speciali autorizzazioni per visitare le carceri, con gli stessi poteri ispettivi che la legge dà ai parlamentari, è attivo un Osservatorio sulle carceri italiane, che coinvolge circa 50 persone in https://www.liberties.eu/it/about/our-network/associazione-antigone

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