Il "boia dei Balcani" è morto
- La Porta di Vetro
- 27 ago
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Aggiornamento: 27 ago
All'età di 84 anni, è scomparso il generale Ratko Mladic, serbo, criminale di guerra, condannato dal Tribunale dell'Aia all'ergastolo. Mladic è ritenuto il principale responsabile della strage di Srebrenica e della pulizia etnica della popolazione musulmana in Bosnia-Erzegovina
Il "macellaio" o "il boia", le due definizioni sono irrimediabilmente giustificate da migliaia e migliaia di persone uccise, se ne è andato. Mai pentito dei suoi crimini contro l'umanità durante la guerra dei Balcani, voleva essere ricordato come il protettore del suo popolo serbo. Se lo sarà, è un credito guadagnato tra quanti lo seguirono nelle sue azioni criminali in Bosnia e nell'assedio di Sarajevo, nel massacro di Srebrenica, gli stessi che gli garantirono appoggi e coperture durante gli anni di latitanza, inseguito per sedici anni da un mandato di cattura della Tribunale penale internazionale dell'Aia.
Infine, la Serbia lo arrestò il 31 maggio del 2011 e Ratko Mladic ritornò sotto la luce dei riflettori non più tronfio con la divisa dell'esercito, che aveva macchiato con massacri, violenze e stupri della popolazione bosniaca, ma con il fisico di un vecchio, in cui soltanto gli occhi tradivano l'arroganza e la sicurezza di un tempo. Anche se era un uomo che la vita aveva reso infelice per il suicidio della figlia prediletta Ana, studentessa di medicina a Belgrado, la cui storia è stata mirabilmente raccontata nel romanzo della scrittrice spagnola Clara Usón "La figlia".
Fu il suicidio di chi nella sua onestà, pur amando il padre, non aveva retto dinanzi alla scoperta di una verità spaventosa. Quella verità che nel 2012, quando il generale comparve davanti ai giudici, emerse nei capi d'accusa che riportarono in tutta la sua estensione la volontà genocidiaria e di pulizia etnica fabbricata dalle truppe serbe. Cinque anni dopo vi furono la sentenza e la condanna all'ergastolo, confermate nel 2021.
Notizie succinte per un criminale di guerra che ha scalato i gradi della gerarchia dell'esercito jugoslavo alzando ogni giorno l'asticella del numero di civili indifesi da eliminare. Il giornale cattolico olandese de Volkskrant ha titolato: "Ratko Mladic era la personificazione del male, ma è rimasto sempre un eroe per molti serbi". Non dobbiamo stupirci. È l'eredità che lascia ogni guerra in cui uno o più persone pretendono e dicono di fare con l'uso scellerato delle armi gli interessi di un popolo. Vale per Mladic. E vale per Netanyahu che ha sulla coscienza i morti di Gaza, in Libano, in Cisgiordania, un altro criminale che il Tribunale dell'Aia vorrebbe processare insieme ai criminali di Hamas.
C'è tuttavia una differenza sostanziale, e non secondaria tra Mladic e Netanyahu: non si tratta di matematica, né di mettere sul piatto della bilancia i numeri delle vittime e il livello di malvagità tra i due. C'è di mezzo l'Occidente che all'epoca non fece sconti al generale assassino, anzi gli Usa misero una taglia sulla sua testa, mentre oggi si piega nei fatti ai diktat e alle minacce del premier israeliano e dei suoi complici estremisti e fanatici.












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