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Il 27 gennaio non può nutrirsi da sé


[…] Hitler realizzo la sua profezia: scatenò la guerra, ne incolpò gli ebrei, e quindi li sterminò. Il fascismo è pieno di siffatte profezie che si autorealizzano.

Nel Giorno della Memoria appare utile riportare questo breve passaggio del libro “Intervista sul Nazismo” a George L. Mosse a cura di Michael A. Leeden, da cui si può rintracciare un sottile parallelismo con quanto è accaduto e accade oggi negli Stati Uniti e in Europa. L’attacco all’istituzione democratica promossa da Donald Trump ha avuto il suo prologo in una profezia ripetuta come un mantra, prima ancora che gli stessi elettori americani votassero: truccheranno le elezioni, quindi la vittoria ci verrà rubata, negata. Responsabili gli avversari, la colpa era gettata sul Partito democratico e sul suo capo, Joe Biden. Il 4 novembre del 2020 Trump scrisse in un tweet: “La scorsa notte ero in testa, spesso in modo consistente, in molti Stati chiave che, in quasi tutti i casi, i Democratici governavano e controllavano. Poi, uno per uno, hanno iniziato a sparire magicamente mano a mano che venivano contate schede spazzatura a sorpresa. Molto strano. I sondaggisti si sono sbagliati totalmente e come mai nella storia”. Due mesi dopo, il presidente americano ancora in carica, stordito e arrabbiato dai ripetuti no dei Governatori a sostenere le sue pretese di ribaltamento del voto, avrebbe avallato l’assalto violento e armato a Capitol Hill dei suoi sostenitori (primatisti, nazisti, confusi vari alla ricerca di identità mai avute) per punire i congressisti, cioè per realizzare la sua profezia. Da anni populisti, sovranisti, razzisti, aspiranti uomini solo al comando in nome di singolari priorità – qualcuno deve venire sempre prima di altri, giustificando quindi l’esistenza e la necessità degli ultimi alla faccia dell’egalité e della fraternité illuministe – profetizzano l’inutilità dell’Europa e cercano di provocarne la disgregazione. La colpa ricade puntualmente su migranti e diversi, capri espiatori di una politica che ha trovato la “soluzione finale” in quella grande vasca che è il Mar Mediterraneo, dove si muore per annegamento a costo zero. Anche in questo caso, la profezia si realizza con una rendita di posizione elettorale costante che accende e rinfocola odi e stereotipi irrazionali. Non ci si illuda dunque di eternizzare il 27 gennaio con l’automatismo che deriva dell’abitudine che rende freddo e anonimo il ricordo, perché le ideologie che si alimentano con le divisioni, il negazionismo e la violenza sono sempre dietro l’angolo. La Giornata della Memoria reclama ricordi vivi, sentiti, condivisi di generazione in generazione. E lo sarà sempre di più in futuro, mano mano che si perderà l’afflato dei testimoni della tragedia, gli stessi cui oggi dobbiamo il coraggio di aver continuato a vivere per ricordare al mondo che il male si mescola sotto forme che non sono soltanto banali.

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