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Ieri i più fragili, oggi gli omosessuali, domani i dissidenti... tutto secondo copione

Aggiornamento: 17 ago 2023

di Menandro


In un libro autoprodotto, il generale Roberto Vannacci, classe 1968, nato a La Spezia, già capo dei paracadutisti della Folgore ed attuale responsabile dell'Istituto geografico militare ha rivendicato il diritto di parlare male della comunità LGBTQ+, dei migranti, degli ambientalisti. In poche parole, il generale è contrario alla "dittatura delle minoranze". Immediata la reazione delle Forze Armate e del ministro della Difesa Guido Crosetto, ovviamente a disagio per la pubblicazione.

Tuttavia, il dissenso del generale contro la "dittatura delle minoranze" non ha nulla di originale. Già negli anni Sessanta e Settanta gli strali raggiungevano il Partito Radicale di Marco Pannella, accusato di qualunque presunta forma di degenerazione della società italiana, per la sua vocazione a sollecitare referendum a raffica che avevano il merito di rivisitare criticamente l'immobilismo di quella stessa società in materia di diritti civili.

Non è neppure originale l'odio che esprime il suo pensiero. Nella diffusione dell'odio verso i diversi, l'alto ufficiale dei parà forse non si è accorto di essere arrivato a rimorchio del regime nazista, autentico cultore della materia per la perizia calligrafica e diligenza con cui si è distinto nella costruzione e gestione - attraverso normali decreti amministrativi - di lager d'accoglienza per dissidenti politici, omosessuali, zingari, persone affette da disturbi psichici. Pre-condizione per lo sviluppo su scala industriale del sistema concentrazionario con l'eliminazione fisica di esseri umani di discendenza ebraica. Una pratica assassina interrotta, un decennio più tardi, soltanto con la sconfitta del nazismo e il suicidio di Hitler.

Insomma, di originale il generale Vannacci non ha apportato nulla a "beneficio" della nostra società, se non fosse che il suo odio è quello di un generale dell'Esercito italiano che, per dirla con una battuta nota tra i militari, "la democrazia la deve difendere, anche se non la pratica per ragioni gerarchiche...". Morale: le sue espressioni sono gravi e lesive per la democrazia che ha giurato di difendere nel rispetto della Costituzione.

Tuttavia, ciò non ci deve stupire. Lo sdoganamento di ogni forma che può offendere e aggredire la democrazia non è di ieri, e neppure dell'altro ieri, ed è praticata a più livelli, alla stregua dello svilimento che si cerca di fare della Resistenza e dell'antifascismo. Certo, oggi colpisce sfavorevolmente (e ciò provoca più di un allarme) che ciò alligni nel governo di destra-centro con quotidiane esibizioni muscolari o dichiarazioni a dir poco surreali calate attraverso i suoi ministri, collaboratori, suggeritori, parenti, amici, sodali, e consegnate ai media come "perle" di saggezza (non in senso biblico, sia chiaro) su cui fissare la società futura.

Una società forte e sicura, maschia verrebbe da dire, dove ai più fragili e deboli si concede una chance a tempo. Giusto il tempo di sopravvivenza per additarli al pubblico ludibrio e far crescere nell'opinione pubblica la convinzione che è giusto farne a meno, come si fa con le cose inutilmente costose. E l'uscita del ministro Nordio sui suicidi in carcere, non è che l'ultima in ordine cronologico a predisporre l'immaginario collettivo, probabilmente in maniera inconscia, che la soluzione del sovraffollamento si autoregola con il darwinismo che intrinsecamente si autogiustifica dietro le sbarre. Quanto prima ci sarà poi una "buona" parola per gli anziani, i non autosufficienti, i giovani fannulloni, le donne con troppi grilli per la testa, i disoccupati "cronici", mentre latita la guerra contro gli evasori fiscali e si smantella il codice penale. Tutto a piccole dosi alla ricerca di sempre e nuovi ventri molli della società.

Ora, però, godiamoci il generale Vannacci (che fa rima pericolosamente con Farinacci) e il suo radicalismo dell'odio che ci distrae dai veri problemi del Paese, dal caro benzina al caro tutto. Con un'avvertenza: di questo passo, dietro l'angolo, ci sarà anche un editto contro i dissidenti politici da spedire, rigorosamente, secondo copione, in Sardegna. Anche qui, però, non c'è sorpresa: è già stato tutto pianificato con il "Piano Solo" ideato negli anni Sessanta dal generale De Lorenzo, capo del Sifar (Servizio segreto militare) per dare una svolta autoritaria al Paese. Era il 1964. E la località individuata era Capo Marrargiu, ameno soggiorno della costa nord-occidentale a sud di Alghero, base militare utilizzata dai gladiatori dell'organizzazione segreta Stay Behind, nota come Gladio.

Restano da definire, quelle sì, le liste di proscrizione, chi entra e chi esce. Soprattutto chi esce. Perché se le cose dovessero andare male, per prudenza è sempre meglio avere qualche amico ancora influente che deponga a tuo favore, secondo la migliore tradizione italica.

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