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Green pass, il Dpcm ultimo (?) e poi…

di Germana Zollesi|

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Si ha l’impressione di una gestione all’italiana, secondo il classico adagio di complicare la vita, anziché, in questo caso, mirare a combattere la diffusione dell’epidemia. Alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà del Green pass il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, Daniele Franco, del Ministro della salute, Roberto Speranza, e del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, ha firmato il Dpcm con le modalità di verifica del possesso delle certificazioni verdi Covid-19 in ambito lavorativo. La tempistica sembra di nuovo creata ad arte per sollevare contestazioni e dubbi su un argomento che invece avrebbe richiesto coesione e uniformità comportamentali. Il problema, infatti, non è reprimere, ma adeguare il comportamento della maggioranza della popolazione alle indicazioni che il mondo scientifico ritiene utili per contrastare la pandemia. Il decreto dovrebbe fornire ai datori di lavoro sia pubblici che privati gli strumenti informatici che consentiranno una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni. La decisione tranchant sarebbe stata quella che se un soggetto si trova senza Green pass valido in ambiente di lavoro (e quindi potenzialmente in grado di ledere la salute degli altri lavoratori) sarebbero scattate sanzioni durissime (compresa la possibilità di licenziamento, dando così la possibilità di inserire nel contesto lavorativo un soggetto maggiormente rispondente alla tutela della salute pubblica), invece il cosiddetto buonismo all’italiana ha cominciato a creare norme e codicilli non sempre di facile interpretazione, specie se l’argomento diventa oggetto e preda di polemiche demagogiche. In estrema sintesi le verifiche potranno avvenire attraverso: – l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici (inclusi i sistemi di rilevazione delle presenze, della temperatura; – per gli enti pubblici aderenti alla Piattaforma NoiPA, realizzata dal Ministero dell’economia e delle finanze, l’interazione asincrona tra la stessa e la Piattaforma nazionale-DGC); – per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC; – per le amministrazioni pubbliche con almeno 1.000 dipendenti, anche con uffici di servizio dislocati in più sedi fisiche, un’interoperabilità applicativa, in modalità asincrona, tra i sistemi operativi di gestione del personale e la Piattaforma nazionale-DGC. Tutto chiaro? Ed il sistema è pronto a darne immediata e tempestiva attuazione (in un contesto come quello italiano non certo ai primi posti per il livello di alfabetizzazione) con uno Stato che non riesce a far applicare le norme neanche alle stesse forze di Polizia (ma pretende che le applichino i singoli artigiani e piccoli imprenditori)? I costi dell’operazione

In Italia la produttività è già la più bassa d’Europa ed il cuneo fiscale rallenta le potenzialità di sviluppo: inserire un nuovo costo in capo alle imprese, specie quelle di piccole dimensioni che con maggiore difficolta accedono ai finanziamenti pubblici, rappresenta un ulteriore aggravio (che a confronto il costo dei tamponi appare irrisorio). Per definire i costi del sistema bisognerà valutare quante ore i datori di lavoro dovranno impegnare nel controllare i loro dipendenti (con le UP ci si impiega pochi secondi, se i soggetti “ispezionati” saranno collaboranti, e non tutti lo sono anche solo per dar sfogo alle loro mal sopite critiche, non tanto verso il Green pass, quanto contro tutto il mondo da cui si sentono alienati). I costi maggiori deriveranno però dalle interruzioni delle filiere sempre più complesse e articolate: se i portuali non acconsentono ai controlli è l’intero sistema paese che si andrà a bloccare (e l’esperienza degli autotrasportatori inglesi insegna). Il rallentamento dei rifornimenti in una società fortemente interdipendente è in grado di rallentare la ripresa economica i cui effetti si rileveranno solo nel tempo. Per non contare del tempo progettuale perso in questi giorni per capire come applicare la norma e i suoi immancabili riflessi sulla tutela della privacy. Così un provvedimento studiato per accrescere la sicurezza sui luoghi di lavoro rischia di trasformarsi nel mai tramontato lacci e lacciuoli se non accompagnato da una notevole flessibilità applicativa che salvi lo spirito encomiabile della norma, ma impedisca i legulei di offrire spazio ai burocrati di inchiodare il sistema.

#Dpcmgreenpass #GermanaZollesi

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