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Governo Conte: ma che crisi è?

di Daniele Viotti|

È morto il Governo Conte bis, viva il Governo Conte ter. Forse potrebbe chiudersi così la crisi di governo aperta ieri sera dal leader di Italia Viva Matteo Renzi: con un terzo governo Conte. Difficile per tutti dire cosa potrà accadere, soprattutto se si sono ascoltate le parole di Matteo Renzi durante la conferenza stampa di ieri sera. Perché Renzi vuol far cadere Conte, ma dice di essere d’accordo a un nuovo governo Conte. Ma anche a un altro premier. Ma anche a un altra maggioranza (ma stando all’opposizione). Insomma Italia Viva si sfila dal governo, ma lascia aperta letteralmente ogni strada. Tutto pur di non andare alle elezioni. Di una confusa fase politica conclusa da quella che personalmente definisco una confusa conferenza stampa, l’unica cosa che emerge chiaramente è il Mese, che Renzi richiede a viva voce, tralasciando eventuali aspetti personali e personalistici. Ma il Mes è l’unica cosa che Conte non può dargli per più ragioni (molti economisti suggeriscono di non attivare questo strumento), ma una in particolare: è l’unico paletto ideologico rimasto ai Cinque Stelle in piena crisi ideologica e organizzativa. E ciascuno, in un Governo di coalizione, deve lasciare sul tavolo da gioco qualcosa, ma non può lasciare tutto. Tuttavia, stando alle parole durissime usate da Renzi che descrivono Conte come un “vulnus per la democrazia” il problema sarebbe proprio il premier, lui in persona. Quindi occorre interrogarsi su Conte. È Conte il migliore Presidente del Consiglio possibile? Forse no. Non lo è per Renzi, ma non lo è neanche per il PD e probabilmente neanche per una parte minoritaria del Movimento 5 Stelle. Però Conte era il punto di equilibrio politico di questa maggioranza che lo stesso Renzi ha voluto, lavorandoci per settimane nell’estate del 2019, l’estate del Papetee di Salvini. Chiedere ora un altro nome per la Presidenza del Consiglio significa aprire contraddizioni negli alleati, contrasti, rottura di equilibri. In una parola: portare la crisi in casa d’altri, in casa degli alleati. Ed è questo, probabilmente, il nuovo ravvicinatissimo orizzonte politico dell’ex Presidente del Consiglio ed ex segretario del PD, Matteo Renzi. Sullo sfondo di questa crisi politica ci sono i morti di Covid-19, la sfida del vaccino, la crisi economica e le opportunità del Recovery Fund su cui, come dicevamo non più tardi di alcuni giorni fa, si era trovata una nuova formulazione anche con il contributo di Italia Viva. Eppure niente: crisi doveva essere e crisi sarà. Tutto ora è incerto in un limbo nei cui confini ci sono il leader di un partito di maggioranza che fa dimettere le sue ministre, ma non chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio e un capo dell’esecutivo che fa uscire una nota in cui parla di crisi di governo ma non annuncia né di recarsi al Quirinale, per poi salire al Colle per informare il presidente Mattarella, né di dimettersi. Un limbo talmente ampio e con orizzonti così confuso per cui l’unica cosa certa (sembra) è che non ci saranno elezioni. Perché l’ha detto lo stesso Renzi in conferenza stampa e perché, passata la Riforma Costituzionale con la riduzione del numero dei parlamentari, nessun parlamentare voterebbe per tornare a casa forse per sempre.

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