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Gli 85 anni di Francesco, il Papa che guarda lontano

di Luca Rolandi|

Jorge Mario Bergoglio ha compiuto 85 anni e sta per traguardare il nono anno di pontificato come Francesco. Dopo la luna di miele con il popolo universale cattolico e le istituzioni politiche dei primi due anni il suo grido è diventato sempre più scomodo e dunque criticato internamente ed esternamente al mondo cattolico. Il suo richiamo al Vangelo e alla misericordia, in un contesto contemporaneo sempre lontano dall’esperienza di fede, è un messaggio difficile da interiorizzare per la radicalità. Allo stesso tempo lo è il dialogo con il mondo, come l’ultimo messaggio per la Giornata della Pace, con cui invita gli Stati a tagliare le spese militari a favore di scuole, asili, investimenti sull’istruzione. Un Concilio Vaticano II vissuto non solo enunciato, una testimonianza del mistero di Cristo nella storia concreto e senza sovrastrutture che quasi fa più paura ai credenti che ai non credenti. Difficile ripercorrere in poche righe l’itinerario umano e spirituale dell’uomo e del prete, del vescovo e poi cardinale e infine Papa. Da quel marzo 2013 ad oggi la strada tracciata è stata un solco dentro il quale, nonostante le forti frizioni e opposizioni, il popolo di Dio che si richiama al cristianesimo è in cammino. Come ricorda in una interessante riflessione il teologo Gilfredo Marengo: “solo una rinascita del tessuto ordinario delle comunità cristiane può generare sacerdoti, vescovi, uomini e donne protagonisti di una necessaria e urgente riforma dell’istituzione […] gli anni di un pontificato di Francesco provocano a seguirlo con maggiore lealtà e semplicità di cuore, più che a pretendere di fissarne un’immagine – necessariamente incompiuta – e funzionale solamente a dirci quale opinione abbia di Francesco questo o quel commentatore, senza aiutarci veramente a prendere sul serio la sua parola e la sua testimonianza”. Papa Francesco chiaramente è un papa “anomalo”. Contrariamente a quanto si dice, non si è dimenticato della sua funzione “religiosa”, di successore di Pietro e testimone di fede nel regno “oltremondano” di Gesù Cristo, per occuparsi soltanto dei poveri e degli emarginati in genere (popoli dimenticati e oppressi, non necessariamente cattolici, minoranze, divorziati, omosessuali, ecc.). Anche se molto meno di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, pure Francesco continua a “ricordare” a tutti la possibilità della salvezza eterna annunciata duemila anni fa. Chiamato dalla Provvidenza a fare semplicemente il “Vescovo di Roma”, Francesco crede fortemente nella collegialità/sinodalità e nelle Chiese locali. Un sinodo universale che parte dal basso è la più grande scommessa di un pontificato diverso che rimarrà come quel cambio d’epoca da lui più volte enunciato.

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