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Gerusalemme Vecchia, nuova ondata di violenza su cittadini ebrei

Sono almeno cinque gli accoltellamenti di ebrei a Gerusalemme a conferma di una stato di nuova fibrillazione tra palestinesi e Stato d’Israele. L’ultimo episodio è avvenuto poche ore fa, nella zona della Porta di Damasco, una delle entrate principali a Gerusalemme vecchia, ed ha fatto registrare la cattura dell’attentatore che aveva aggredito con un coltello due israeliani ultra ortodossi.

Tutto questo in una giornata di grande tensione, preceduta da un’operazione congiunta Yamam (l’unità speciale di antiterrorismo della polizia di frontiera israeliana), IDF (le forze armate israeliane) e Shabak (l’intelligence di Tel Aviv) che ha portato all’arresto nel villaggio di Satir Al Harit, nella zona di di Jenin, all’arresto di quattro terroristi, due responsabili diretti dell’azione omicida e due complici. Secondo Tel Aviv si tratta di coloro che hanno compiuto l’attentato a Homesh in Samaria, dove è stato ucciso Yehuda Dimemtman, sposato con un bimbo di 9 mesi, studente venticinquenne di una Yeshiva (collegio rabbino). È la vittima dell’attentato di giovedì sera orchestrato da due fratelli affiliati alla Jihad islamica che insieme ad altri due fiancheggiatori hanno teso un’imboscata ad un veicolo su cui viaggiavano quattro studenti, due dei quali feriti, del collegio rabbinico. Gli attacchi a ebrei, aggressioni con il coltello, si ripropongono oramai con frequenza giornaliera e destano più di una preoccupazione tra le autorità israeliane, non ultima quella di offrire gratuita visibilità agli attentatori e innescare il classico quanto pericoloso processo di emulazione. Tra le azioni aggressive denunciate, di rilievo quella ad una giovane madre accoltellata da una sedicenne palestinese, mentre portava i bambini all’asilo. Episodi che hanno riscosso credito presso Hamas, Jihad islamica e al-Fatah, ma le stesse organizzazioni estremiste negano che vi sia una loro regìa occulta o una correlazione con la loro politica. Sulla sfondo, appare però nitida la pericolosità di un terrorismo individuale cavalcato sia dall’IS, come dall’estrema destra in Occidente, diventato strumento ideologico di morte, di cultura diffusa dell’odio, indifferente a forme di coordinamento e in grado di agire anche senza un centro direttivo. Intanto il governo di Tel Aviv guidato da Naftali Bennett sta cercando di arginare la tensione con i palestinesi, consapevole che un eventuale conflitto non potrà che riportare in auge la destra e l’ultradestra politica dietro le quali muove le sue pedine e tira i fili l’onnipresente Benjamin Netanyahu.

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