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Gas e nucleare, miopia di Bruxelles

di Sergio Cipri


Partiamo da lontano. La legge fondamentale, scritta indelebilmente in ogni cellula vivente, è quella della sopravvivenza della specie. La forma più complessa ed evoluta di essere vivente, l’uomo, non sfugge a questa legge, anzi l’ha codificata sotto forma di imperativo categorico che, per i cristiani ad esempio, si trova nel comando di Dio: crescete, moltiplicatevi e riempite la Terra (Genesi, 9).

Fino a quando gli esseri viventi hanno obbedito al comando primordiale con le loro risorse fisiche individuali o collettive, il nostro pianeta, pur con periodici sconvolgimenti naturali, ha mantenuto un sostanziale equilibrio. Milioni di anni di evoluzione hanno prodotto graduali adattamenti degli esseri viventi all’ambiente, sovente ostile, nel quale sopravvivere e moltiplicarsi. Poi è arrivato l’uomo, impropriamente detto sapiens, e nulla è più stato come prima. La caratteristica fondamentale del sapiens è che, a differenza delle altre specie che si adattano all’ambiente, ha iniziato ad adattare l’ambiente alle sue esigenze.


La prima forma di energia che l’uomo ha imparato a controllare è il fuoco. Questa discontinuità nell’equilibrio del pianeta fu il primo passo verso la sua distruzione. Il mito di Prometeo, che rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini testimonia la percezione degli antichi della straordinarietà, ma anche della pericolosità, della scoperta. Il fuoco fu quella che oggi si chiamerebbe una tecnologia abilitante. Permise di riscaldare le caverne, di cuocere i cibi, di fondere e forgiare i metalli. Il fuoco permise di migliorare le condizioni di vita e quindi di sopravvivenza dei nostri antenati. La loro crescita aumentò il consumo di energia, compreso il cibo, altra fonte primaria di energia biologica necessaria alla crescita demografica. Per circa un milione di anni la pressione antropica incise in modo marginale sull’equilibrio del pianeta, ma con la scoperta e lo sfruttamento dei combustibili fossili (1859) il cammino della distruzione subì una accelerazione drammatica. Per chi fosse interessato ai numeri, alle proiezioni, ai modelli previsionali consiglio “La Terra inabitabile” di David Wallace-Wells.[1] Tutti i parametri ci dicono che negli ultimi 150 anni – un sospiro nella scala temporale di un pianeta che ha 4 miliardi di anni - abbiamo definitivamente compromesso il suo equilibrio e la sua capacità di auto riparazione.


I Grandi della Terra si riuniscono ormai frequentemente e, pur fra comprensibili resistenze, annunciano solenni programmi planetari per ridurre di mezzo grado la crescita prevista nei prossimi 30 anni della temperatura media del pianeta. Tutti d’accordo? Tutti pronti ad accettare pesanti sacrifici personali per la sopravvivenza del pianeta e delle generazioni future? È lecito dubitarne. La recente invasione dell’Ucraina da parte della Russia ci ha messo brutalmente davanti alla prospettiva, per ora solo ipotizzata, di un prossimo inverno “freddo e buio”. Risultato: riaccensione delle centrali elettriche a carbone, prolungamento della vita delle vecchie e pericolose centrali nucleari, pellegrinaggio delle più alte cariche dei paesi ricchi a omaggiare piccoli despota di staterelli che guardavamo con sufficienza fino a poco fa, ma che hanno il gas e il petrolio.


E infine un voto dell’Europarlamento (6 luglio 2022) [2] che inserisce gas e nucleare nella Tassonomia Green, con buona pace dei solenni impegni appena sottoscritti e delle proteste degli ambientalisti. La giustificazione? Gas e nucleare non producono gli inquinanti del fossile e quindi non sono pericolosi per il clima. Falso. C’è una cosa di cui nessuno (al di fuori degli ambienti scientifici) parla. Si chiama“entropia”e già nel lontano 1982 Jeremy Rifkin (nella foto), con un libro dello stesso titolo [3], anticipava la crisi planetaria attuale. La Fisica ci spiega che l’utilizzo di qualsiasi forma di energia ha come effetto finale la sua trasformazione in calore.


Calore ad alta temperatura è ancora in grado di produrre lavoro (la locomotiva a vapore è un esempio), ma quando questo calore avrà raggiunto la temperatura dell’ambiente questa energia sarà inutilizzabile. E l’unico risultato finale sarà il riscaldamento. Non è possibile invertire il processo e l’entropia è un indice che può solo crescere. L’unica possibilità di rallentare l’inevitabile aumento della temperatura del pianeta indotto dalle attività umane è quella di ridurre l’utilizzo dell’energia liberata artificialmente. E questo compito tocca principalmente a noi, quel miliardo di abitanti ricchi del Nord del pianeta responsabile del consumo dell’80% delle risorse disponibili. Con il suo voto del 6 luglio l’Europarlamento ha scelto la strada opposta: finanziare l’aumento dello sfruttamento di fonti di energia dichiarate “pulite”.


Gli obiettivi di rallentamento della crescita della temperatura della Terra sono passati in seconda linea e non saranno raggiunti. Non siamo esenti dalle conseguenze, già oggi ben visibili, ma siamo ricchi. Renderemo potabile l’acqua del mare, condizioneremo il clima di intere città, le ricostruiremo più in alto, mentre il livello degli oceani sale. Ma gli altri? Chi paga il prezzo più alto e immediato è lo Stato africano del Niger (qui preso unicamente ad esempio ed in numerosa compagnia) dove carestie, siccità, conseguenti malattie, continueranno ad aumentare e impediranno qualsiasi tentativo di miglioramento. Ecco perché il Niger non riuscirà a superare il suo PIL pro-capite di 1,5 dollari al giorno, ma sarà in prima linea quando si avvicinerà il punto di non ritorno. E subito dopo toccherà a noi.


Note


[1] David Wallace-Wells – una storia del futuro – La Terra inabitabile – Mondadori Editore – I edizione febbraio 2020

[2]https://www.ilsole24ore.com/art/gas-e-nucleare-lista-ue-investimenti-green-via-libera-dell-europarlamento-AEyKAdkB

[3] Jeremy Rifkin – Entropia – Mondadori Editore - gennaio 1982

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