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Franco Marini, il “lupo marsicano” se n’è andato

Dagli anni Settanta agli anni Ottanta, Franco Marini, che si è spento a 87 anni per complicazioni dovute alla Covid-19, fu il presidio autentico e morale della Democrazia Cristiana all’interno della Cisl, il sindacato cattolico fondato ai primordi nel 1948 come Libera Cgil da Giulio Pastore. Un “presidio” non conservatore, non di resistenza ai cambiamenti, ma di grande equilibrio unito ad una estrema fermezza nel rivendicare i valori e le origini della sua organizzazione di cui divenne nel 1985 segretario generale, successore di Pierre Carniti. Ma di Franco Marini, classe 1933, ufficiale degli alpini nel periodo di leva, dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza, è doveroso ricordare anche la seconda parte della sua vita, quella politica, che s’impiantò con naturalezza sull’esperienza sindacale. Fu un ingresso nella politica che cominciò con l’elezione a parlamentare nel 1992, a segretario del Partito Popolare, erede della Democrazia Cristiana, nella fase di transizione che seguì il diluvio di Mani pulite, e a diventare Presidente del Senato nel 2006. E fu un lungo cammino che lo portò ad un passo dal Quirinale alle votazione del 2013 per eleggere il successore di Giorgio Napolitano. La mancata elezione è ancora ricordata come una pagina opaca nella giovane storia del Pd, tuttavia esemplificativa e prodromica di un deficit di lealtà all’interno dello stesso partito che permane ai nostri giorni. La scelta politica di Marini, del resto arrivava da molto lontano e s’inscriveva nella parabola di una nobile tradizione che dal primo segretario della Cgil, il comunista Giuseppe Di Vittorio al già citato Giulio Pastore, ad Agostino Novella e a Luigi Macario e al padre dello Statuto dei lavoratori Giacomo Brodolini, tra i nomi più noti, ha contribuito a portare nelle aule parlamentari la richiesta di emancipazione, di giustizia e equità sociale del mondo del lavoro. Franco Marini, noto con il soprannome di “lupo marsicano” per le sue origini abbruzzesi, è stato un personaggio diretto nello stile, poco incline alle perifrasi nel linguaggio e distante da quella ricerca di consenso peloso, forzato, alimentato dalla battuta ad effetto, dal genericismo critico e dalla volgarità, che tra le tante causa, rimane una delle principali del degrado del nostro Paese.

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