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Evitiamo entusiasmi da copione: la Cop28 è piccola e mediocre

di Mercedes Bresso

L’impressione che credo molti abbiano avuto di questa COP28 a Dubai è di una messa in scena mediocre, che rischia di ridurre le discussioni sulla lotta al cambiamento climatico a piccole diatribe fra capi di Stato. Iniziata fra molte polemiche (presieduta da un petroliere, si svolge in un paese che di petrolio vive) e tuttavia con una prima (e forse unica) buona notizia: la messa a disposizione da parte di una serie di Stati di fondi per i paesi vittime del cambiamento climatico. Ma nel complesso, la Conferenza si svolge secondo una stanco rituale: interventi allarmati, promesse di fare di più, che quasi tutti sanno di non poter mantenere, prese di distanza dagli eccessi.


Le controindicazioni per l'uso del nucleare

Forse l’unica novità che abbiamo ascoltato non è positiva: il ritorno del nucleare come soluzione per cercare di accelerare la de-carbonizzazione. Molti lo hanno presentato come l’unica soluzione. Intanto però nessuno ricorda che il nucleare rappresenta la scelta di un rischio enorme, che si potrebbe protrarre per migliaia di anni in caso di incidenti maggiori (si veda Chernobyl che ha condannato un’area vastissima all’abbandono), incidenti che sono rari, ma che comunque avvengono, oltre al fatto che quasi nessun paese ha trovato ancora un sito sicuro per i rifiuti radioattivi. Per non dimenticare i costi e tempi dello smantellamento di una centrale dismessa: la piccola centrale di Trino, nel Vercellese, chiusa all’inizio degli anni ‘80, non è ancora stata smontata e i rifiuti sono in larga parte ancora lì!

Si parla di piccole centrali sicure perché in caso di incidente si bloccherebbero da sole, sono certo interessanti ma per ora se ne sa poco, così come per la fusione: come contenere l’enorme potenza che produce è ancora tutto da dimostrare.

Insomma per abbandonare i combustibili fossili, per ora insostituibili a breve termine, si rischia di affrontare rischi futuri immensi.

La sola soluzione è copiare la natura e usare solare, eolico, i diversi tipi di geotermia, i bio carburanti prodotti da rifiuti, deiezioni animali e biomasse da gestione sostenibile delle foreste. E migliorare la nostra capacità di sottrarre la CO2 dall’atmosfera e riutilizzarla o confinarla sottoterra. Oltre naturalmente a migliorare la nostra efficienza energetica.


Non si punti sull'allarmismo

L’Europa può farcela, con un enorme sforzo verso le rinnovabili e un parco uso del nucleare, in attesa almeno di garanzie più certe. Questo è l’impegno che abbiamo preso con il Green Deal. Possono farcela gli altri paesi? Certo gli aiuti promessi a Dubai non bastano, ma anche qui non possiamo immaginare che esistano soluzioni uguali per tutti. Molta parte dell’Africa ha un enorme potenziale solare nei suoi immensi deserti (Rubbia pensava a grandi parabole solari che concentrassero grandi quantità di energia), altri paesi possono disporre di grandi quantità di biomasse o di energia dal vento. Sicuramente ci sono altre opzioni ancora da studiare.

Ma sarebbe forse necessario smettere di puntare tutto sull’allarmismo: meglio sarebbe un buon ritmo di crociera, insieme agli aiuti economici potremmo offrire aiuti in ricerca e garanzie per gli investimenti delle imprese sulle rinnovabili più adatte ai diversi territori e ciò vale anche da noi: ciò che serve nelle isole, o in montagna o nelle zone rurali, non è ciò di cui necessitano le città o le industrie energivore.

Accettiamo il fatto che forse ci vorrà un po’ più di tempo per fare le cose per bene, ma mettiamoci in marcia con un passo da montanari, per arrivare a una buona transizione energetica nei tempi possibili e con soluzioni che tengano nel tempo lungo, compresa la necessità di adattarsi agli inevitabili cambiamenti.



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