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Enrico Letta, ultima chance per il Pd?

di Mauro Nebiolo Vietti |

Nell’arrivo di Enrico Letta sulla scena del PD possiamo cogliere due fondamentali valenze, ma una sola è positiva. Partiamo da questa. Il PD si è ritrovato poche settimane fa in caduta libera. Non che il partito godesse di buona saluta, ma con la designazione di Conte a responsabile dei 5 Stelle i sondaggi hanno fatto registrare un transfer di voti dai Dem ai grillini. Travaso anche comprensibile: l’elettore ha visto in Conte un soggetto credibile nelle idee e nei comportamenti conseguenti; si potrà anche ritenere che si tratta di caratteristiche non riconoscibili nel personaggio, ma la maggioranza ha salutato con favore il suo avvento perché, se i 5 Stelle rappresentano un movimento fresco di idee, per quanto velleitarie ed ingenue, per contrasto Conte ha dimostrato concretezza ed aderenza alla realtà. Morale: potrebbe essere l’uomo che rende operative e popolari idee che in prima lettura erano risultate balzane. Ora l’arrivo di Letta ristabilisce una sorta di equilibrio tra i due partiti. Il suo è un effetto di rimbalzo con un recupero significativo di quote elettorali, perché anch’esso si propone come leader credibile in grado di sviluppare temi e formulare proposte da ricondurre nell’alveo di una sinistra moderata ed operative (per sintetizzare la vecchia ed odiata socialdemocrazia). Perfetto. E poi? Qui siamo alla valenza negativa: poi nulla. La minoranza ha fatto sapere che se Letta può rappresentare una soluzione tampone, sarà il Congresso il luogo ove discutere le tesi e prendere le conseguenti decisioni, ma si trascura che il congresso non è il luogo ove di discutono le tesi, ma quello ove si opera la loro sintesi. Le tesi si confrontano mesi prima, sui giornali, nelle sezioni, nei territori etc. Qui di tesi nessuno ha sentito parlare, ne consegue che quelle che si vogliono discutere al congresso sono evidentemente riservate e non si devono sapere con il logico sospetto che si tratterà di barattoli vuoti spacciati per qualcosa di serio. Il congresso sarà un gioco di correnti che lotteranno all’ultima forchetta sulle posizioni da occupare ed è ormai storia che gli inciuci sono difficili se il leader è persona seria ed allora, quando avrà assolto alla funzione di un recupero di immagine, si procederà alla sua sostituzione. In proposito, il direttore di un giornale in una recente comparsata televisiva ha sostenuto che a Letta andrebbe ascritto un grande merito se avesse la capacità di recuperare Renzi. Speriamo di no. Il gioco correntizio può essere letale. È come avvicinarsi pericolosamente ad un serpente velenoso: se a morderti è una vipera, puoi cavartela, ma se t’imbatti in un crotalo, la sopravvivenza è ridotta ai minimi termini. Renzi poi rappresenta in politica quello che gli assassini seriali rappresentano nel torbido mondo degli omicidi. L’assassino seriale non vuole uccidere, ma poi viene sopraffatto dalla sua natura, dal suo istinto predatorio e non riesce a controllarsi. L’hanno imparato lo stesso Letta, Prodi, Conte per parlare dei numeri uno, lasciando anonima la scia degli altri livelli.

Enrico Letta, mentre sarà impegnato a migliorare l’immagine del PD, dovrà condurre un difficile gioco di equilibrio ed al contempo sfidare l’apparato correntizio contrapponendo idee. Se avrà successo, avremo un PD diverso, non il solito sempre pronto ad entrare in un governo per senso di responsabilità, ma per sostenere iniziative o condivise o proprie. Un esempio: se lo ius soli rappresenta un valore, perché non proporlo? Tuttalpiù Salvini recupererà qualche voto soprattutto da parte di chi ci tiene a far sapere che vota a sinistra ed inizia le frasi con “sia chiaro che non sono razzista…”. Non sarà un gran male. Del resto, il PD non ha la storia, la struttura e la mentalità per parlare alla pancia e la politica attuale fatta di silenzi per non perdere voti non è una prospettiva, ma rappresenta l’incapacità di difendere la propria identità. Ancora. Se si afferma che la lotta all’evasione è fondamentale per il Paese, e lo è davvero, perché non farne una bandiera? Se il PD è un partito che si identifica nell’ordinamento sociale, quella bandiera la deve difendere e non tacere, come è finora avvenuto. Detto in maniera benevola, lo sanno anche i sassi che la paura di perdere voti fa apparire imbelli. Il dibattito è aperto e l’elenco potrebbe essere molto lungo perché finora sono tanti i temi lasciati nel cassetto.

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