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Energia verde: l’Europa tra contraddizioni ed esigenze

di Mercedes Bresso|

Recentemente la Commissione Europea, dopo lunghe esitazioni, ha proposto una lista di energie da considerarsi green e comunque finanziabili e accettabili nell’ambito delle politiche per la transizione ecologica. Tra queste sono state inserite, fra lo stupore dì molti, il nucleare e il gas. La prima è una fonte che certamente non emette CO2, ma che ha costi finanziari elevatissimi per lo smantellamento delle centrali vecchie, che rinvia a decine dì migliaia di anni nel futuro il rischio dì contaminazione da materiali radioattivi (come si potrà anche solo trasmettere a così tanti anni di distanza la comunicazione del rischio ai nostri discendenti?) e che, in caso di un incidente maggiore potrebbe distruggere ogni possibilità di vita in aree molto vaste in un’Europa molto popolata. La seconda, il gas, è certamente più pulita delle altre fonti fossili perché emette poca CO2, ma emette ossidi di azoto e, in caso di perdite da trasporto, diffonde in atmosfera del metano un gas a effetto serra molto potente e non è, probabilmente, una risorsa rinnovabile. Dico probabilmente perché alcuni ritengono che il gas continui a formarsi nei processi di combustione interna della Terra. Allora perché la Commissione ha fatto questa scelta? Provo a spiegarlo e a offrire un ragionamento che tenga conto della realtà in cui ci troviamo, dopo avere preso la drastica decisione di arrivare alla neutralità carbonio nel 2050 e ancora prima (2030) a dimezzare le emissioni dì CO2. Date che peraltro nessuno ci assicura che saranno rispettate da coloro che hanno firmato l’accordo e che non lo saranno comunque da parte della Cina e di molti paesi in via di sviluppo. L’Unione Europea ha l’ambizione di farcela e dì essere quindi probabilmente la sola grande area continentale ad avere rispettato gli impegni. Il problema è che le attuali fonti rinnovabili possono arrivare a coprire progressivamente una parte crescente del fabbisogno dì energia ma che, sempre ad oggi, non sono in nessun modo in grado dì garantire la stabilità dell’approvvigionamento, cioè la produzione, elettrica in particolare, che assicuri lo zoccolo dei fabbisogni: non dimentichiamo infatti che ormai tutti dipendiamo da internet, che a sua volta dipende dal perfetto funzionamento dì immensi calcolatori che se mancassero anche solo per poco di elettricità, metterebbero in estrema difficoltà tutte le nostre economie. E lo stesso ragionamento vale per treni, imprese, uffici, tutti i settori che devono avere la certezza e la stabilità dell’approvvigionamento. Con questa realtà non possiamo evitare di fare i conti se vogliamo essere realisti e la Commissione Europea deve esserlo, non può permettersi il rischio dì mettere in ginocchio l’intero continente. Questa, la situazione reale dell’Unione rispetto alla fornitura di base dell’elettricità. E allora? Proviamo a cercare di capire meglio le ragioni dì questa decisione. Il nucleare, anzitutto. Come è noto la Francia è il paese che da esso maggiormente dipende. È anche il solo che ha una potenza nucleare militare e tutti gli altri paesi che hanno un arsenale nucleare utilizzano anche quello civile, perché la ricerca e l’utilizzo del carburante sono strettamente collegate. Se oggi la Francia scegliesse dì dismettere tutte le proprie centrali nucleari dovrebbe affrontare costi enormi dì smantellamento che la sua economia non potrebbe sostenere. Molte delle sue centrali sono vecchie ma chiuderle senza costruirne dì nuove avrebbe costi non sostenibili e soprattutto le lascerebbe sostanzialmente senza controlli. Purtroppo quindi la cosa più ragionevole e sicura è probabilmente quella di farne di nuova generazione sugli stessi siti in modo da permettere lo smantellamento e la custodia in sicurezza delle vecchie centrali. Inoltre la ricerca sul nucleare è molto forte e, chissà, le future centrali potranno essere più piccole, più sicure e produrre meno rifiuti. Gli altri paesi meno dipendenti dal nucleare dovrebbero invece valutare con attenzione se non sia meglio per loro un’uscita progressiva o comunque evitare per ora dì costruirne dì nuove. Quello che l’Ue dovrebbe chiedere come garanzia agli Stati membri è che garantiscano dì non lasciare in funzione centrali molto vecchie, che hanno ormai superato la vita prevista al momento della messa in funzione, e ce ne sono molte. Meglio una centrale nuova e più sicura al posto dì una vecchia e a rischio crescente dì gravi incidenti. E veniamo al metano. Una prima considerazione riguarda il metano proveniente dagli allevamenti animali, che si disperde in atmosfera e che è quindi molto dannoso; su questo occorrono misure di captazione e utilizzo. In più si tratta di una fonte rinnovabile. Per quello utilizzato nelle centrali elettriche e per il riscaldamento e gli usi industriali, invece, va ricordato che emette poca CO2 e quindi è una fonte essenziale per permettere la transizione dei paesi che hanno fatto la scelta dì uscire dal nucleare e che francamente meglio farebbero a mantenerla. Occorre intanto sviluppare la ricerca per rendere più stabile l’approvvigionamento da fonti rinnovabili. Ci si sta lavorando ma non è semplice perché al momento solo la trasformazione delle rinnovabili in idrogeno permette dì produrre energia concentrata, ma con un costo energetico molto elevato, perché la trasformazione avviene con perdite enormi. Inoltre l’idrogeno è altamente esplosivo e prima di un suo utilizzo su larga scala occorre garantire la sicurezza. Insomma si lavora a trovare il modo per un approvvigionamento stabile e sicuro sulla base dì sole fonti rinnovabili, ma ci vorrà ancora del tempo. E noi tempo non ne abbiamo se vogliamo contrastare il cambiamento climatico senza indugi. Allora, temo che, anche in questo caso, valga il vecchio adagio che “il meglio sarebbe nemico del bene”. Purché naturalmente non si perda di vista quel meglio. E si ricordi che man mano che le rinnovabili si svilupperanno, probabilmente emergeranno problemi anche dal loro uso, come lo smaltimento dei pannelli, l’occupazione di suolo o la carenza di materie prime indispensabili. La transizione ecologica si realizzerà bene se saremo continuamente capaci di valutare l’impatto complessivo di ogni fonte o strumento e di adattare le nostre scelte alla evoluzione reale.

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