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Elezioni Piemonte: "Perché noi, di Europa verde, non ci saremo"

di Giorgio Bertola


"Noi non ci saremo!". Ma ciò purtroppo non ha nulla da dividere con la struggente poetica di Francesco Guccini e con la canzone all'epoca - anni Sessanta - interpretata dai Nomadi con il timbro inimitabile di Augusto Daolio. Infatti, nella coalizione di centrosinistra che parteciperà alle prossime elezioni regionali non ci sarà una lista di Europa Verde. A deciderlo, e ad imporlo alla Federazione piemontese, sono stati Angelo Bonelli, portavoce nazionale, e altri vertici di partito. L’annuncio è stato dato nel modo più diretto, ma allo stesso tempo più irrispettoso: un’intervista su un quotidiano nazionale. Un fulmine a ciel sereno per chi lavorava da tempo al progetto di una lista autonoma, progetto di cui il mio ingresso nel partito, nel novembre 2022, era stata una delle prime tappe.

Un percorso politico ambizioso, ma con motivazioni piuttosto solide. I Verdi piemontesi erano infatti reduci da tre esperienze tutt’altro che soddisfacenti: il cartello elettorale con la sinistra (a quel tempo Liberi e Uguali) alle regionali del 2019 e quello con Sinistra Italiana (SI) alle politiche del 2022 avevano avuto come unico effetto di portare Marco Grimaldi, esponente di SI, prima in Consiglio regionale e poi in Parlamento. In mezzo, le amministrative di Torino del 2021, quando la fallimentare alleanza col M5S aveva portato ai Verdi un misero 0,9%. Anni nei quali a livello piemontese non era stato possibile costruire un vero rapporto di collaborazione tra i Verdi e Sinistra Italiana. Al contrario, un dossier importante per la politica torinese come quello della realizzazione del nuovo ospedale alla Pellerina vede le due forze politiche su fronti contrapposti, con i Verdi al fianco dei cittadini che vogliono difendere il Parco dalla cementificazione e che propongono una localizzazione alternativa. In altri termini, c’erano quindi tutte le premesse per un percorso autonomo in Piemonte, e dal punto di vista formale erano stati seguiti, aspetto non secondario, tutti i passaggi necessari. Non quello, però - a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina - di assecondare altri interessi, evidentemente.


Statuto violato e accordi svuotati

Il 20 luglio del 2023, infatti, il Consiglio federale regionale aveva deliberato all’unanimità di presentarsi alle regionali con il simbolo di Europa Verde, e il verbale era stato regolarmente trasmesso alla Direzione nazionale. Il Consiglio federale nazionale, nella riunione del 16 settembre 2023, nel dare via libera all’Alleanza Verdi Sinistra per le elezioni europee, fondamentale per superare il quorum del 4% fissato dalla legge elettorale, aveva stabilito che per le elezioni regionali e amministrative le realtà locali avrebbero deciso, sulla base dell’autonomia a loro garantita dallo Statuto, “come presentarsi per riuscire ad essere presenti con eletti verdi/ecologisti nel maggior numero possibile di regioni e città”. Tutto chiaro, quindi, almeno in teoria, perché pare che di questi tempi, dove la politica oltre alla partecipazione ha perso anche i suoi spazi tradizionali, basti un’uscita sui media per superare lo Statuto di un partito e le decisioni dei suoi organi. Dunque, modi e tempi non menzionati dal portavoce nazionale di Europa Verde, che invece ha derubricato il tutto a una “questione personale”.

Ciò che è accaduto in Piemonte è lo spunto per riflessioni di carattere più generale. In questo periodo storico, con gli effetti dei cambiamenti climatici sempre più evidenti, e con una destra che ha messo l’antiambientalismo tra le sue strategie di comunicazione, sarebbe importante costruire un movimento ecologista forte, e scevro dalla “logica del cocomero” (verde fuori e rosso dentro). La collocazione ideale dei Verdi è certamente nel centrosinistra, ma si può essere ecologisti, si può essere progressisti nel campo dei diritti civili, dell’accoglienza e della solidarietà anche senza “chiedere il permesso” alla sinistra. I Verdi italiani, invece, si ritrovano ciclicamente a dover ricominciare tutto daccapo, e i fatti recenti ne spiegano in modo chiaro la ragione.

 

 

 

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