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Elezioni: il “Profondo rosso” di Torino non è un film Disavanzo a quota 914 milioni d

di Anna Paschero |

Per quanto scontato possa essere, per quanto ingenuo possa apparire, è indubbio che al prossimo voto amministrativo a Torino sindaco e cittadini si ritroveranno dinanzi ad un nodo gordiano che li riguarda entrambi in maniera simmetrica: sia il primo, sia gli altri sanno che la gestione della città impone scelte impopolari. La situazione finanziaria è grave e la città deve affrontare, pena una deriva pericolosa per il proprio futuro, investimenti strutturali di grande portata non rinviabili. E il giudizio non è strettamente politico, ma si richiama all’accertamento della Corte dei Conti (Sezione del Piemonte) che con l’ultima delibera 47/2020 ha messo l’accento sulla situazione economico-finanziaria dell’Ente che “sembra ora gravemente condizionata dai dirompenti effetti dell’emergenza epidemiologica da Covid-2019, per la cui gestione sono state adottate a livello nazionale e locale misure straordinarie, che impatteranno inevitabilmente sui già complessi equilibri di bilancio dell’Ente”. Tali considerazioni, riferite al rendiconto 2018, rilevavano un’ulteriore perdita di efficienza per quanto riguarda la capacità di riscossione dell’Ente delle partite pregresse e l’anomala contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità, che hanno comportato l’alterazione del risultato di amministrazione con la generazione di un presunto extra deficit, che puntualmente è emerso con la resa dei conti 2019. Infatti, il disavanzo realizzato nel 2018 di 291 milioni 218.858 euro è lievitato nel 2019 alla ponderosa cifra di 913 milioni 787.000 euro. Il profondo rosso è noto da anni, sia chiaro. Già nel 2017 la stessa Corte dei Conti aveva sottolineato con la delibera 116 “persistenti criticità finanziarie di natura strutturale superabili solo in un orizzonte temporale pluriennale”, invitando l’Amministrazione a predisporre un piano di recupero, “nella consapevolezza che la mancata inversione di tendenza potesse condurre a più gravi provvedimenti”. Il piano, approvato dal Consiglio il 30 ottobre 2017, era stato successivamente rimodulato a causa delle difficoltà incontrate alla sua attuazione. Peraltro, nella relazione semestrale inviata alla Corte dei Conti, il Comune di Torino riconosce la permanenza di uno squilibrio strutturale, ovvero “l’impossibilità di pervenire all’equilibrio se non attraverso una radicale ‘cura dimagrante’, ormai inevitabile e improcrastinabile, che deve riguardare l’organizzazione comunale nel suo insieme”. In attesa che la Sezione di Controllo Piemonte della Corte dei Conti formalizzi le proprie conclusioni sui risultati della gestione 2019, occorrerà molta cautela, da parte delle forze politiche in campo, nell’allestire un programma politico amministrativo che si riveli realistico e consono alle cifre finanziarie maturate. Ma occorrerà anche che le stesse forze politiche siano pronte ad assicurare il massimo e incondizionato appoggio al neo candidato, che dovrà possedere determinazione, coraggio e spirito di sacrificio non comuni per avventurarsi nella “mission impossible” di governare la città nei prossimi cinque anni. Lo stesso discorso vale per gli elettori, ai quali si richiede, come non mai, di avere consapevolezza della situazione e di scegliere con responsabilità, conoscenza e libertà di coscienza, rifuggendo da ogni promessa elettorale che, inevitabilmente, sarebbe destinata a sciogliersi come neve al sole.

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