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Dalle "minacce ibride" alla "guerra ibrida" versione Gerasimov

di Marco Bandioli*

Il concetto di “Guerra Ibrida” si è improvvisamente materializzato su quasi tutti i mezzi di informazione nel momento in cui il Generale d’Armata (grado superiore al nostro “Generale di Corpo d’Armata”) Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale delle Forze Armate russe, è stato incaricato di comandare tutte le forze impiegate in Ucraina e di condurne le relative operazioni belliche.

La cosiddetta “guerra ibrida” di cui si parla, detta anche “guerra ambigua”, viene così chiamata in quanto rappresenta una forma di guerra che inizia e/o si sviluppa impiegando modalità non tradizionali, ovvero diverse dalle modalità previste dalle ordinarie dottrine di combattimento, presentando conseguentemente una forte componente di imprevedibilità.


L'uso simultaneo di mezzi convenzionali e non

Per comprendere da dove scaturisce tale concetto è necessario andare indietro nel tempo, di circa vent’anni, quando vennero dottrinalmente definite le “Minacce Ibride”, ovvero quelle “minacce messe in atto da avversari che possiedono la capacità di impiegare simultaneamente sia mezzi convenzionali che mezzi non convenzionali adattandoli al fine di conseguire i loro obiettivi”. Le minacce sono state considerate “ibride” perché i loro fautori, pur essendo molto diversi tra di loro, sono in grado di unire le loro forze e le loro capacità operative per conseguire i loro rispettivi obiettivi, non necessariamente comuni.

Tra questi fautori si trovano per esempio, a pieno titolo, criminali, terroristi, pirati, banditi e delinquenti comuni. Casi emblematici che evidenziano questa commistione di personaggi risultano essere quei rapimenti e sequestri di turisti (che avvengono in noti e sconsigliati Paesi) in cui non si capisce bene “chi è che fa che cosa”, nel senso che chi rapisce non è chi detiene le vittime e non è nemmeno chi ne richiede successivamente il riscatto. Inoltre, i malcapitati turisti vengono poi venduti o barattati, anche a più riprese, tra le più diverse tipologie di personaggi in cambio di droga, denaro, armi, munizioni, esplosivi, cibo, sementi, apparecchiature elettroniche, attrezzature varie, pietre preziose, veicoli, combustibili… a seconda delle necessità del momento di chi acquista e di chi vende.


Le interpretazioni cinesi del fenomeno

I primi a percepire il nuovo fenomeno furono due ufficiali cinesi, l’allora colonnello Qiao Liang (Aeronautica Militare) e l’allora colonnello Wang Xiangsui (Servizi Segreti Militari), che avevano individuato con le loro accurate analisi nuove forme di guerra (dottrina Liang-Xiangsui o “Dottrina della guerra asimmetrica senza limiti tra terrorismo e globalizzazione” - 1999), definendo il concetto di “guerre non militari” (come si vedrà più avanti) ed evidenziando nuove forme di minaccia riconducibili a conflittualità non convenzionali con la conseguente necessità di ridefinire la cosiddetta “minaccia”.

Successivamente, il concetto venne ripreso ed approfondito sia dalla dottrina della NATO (“New Hybrid Threats Doctrine” – 2010), sia dal Generale Gerasimov (dottrina Gerasimov – 2013), confermando così la presenza di nuove forme di instabilità e nuove fonti di pericolo dovute ad una minaccia da definirsi sicuramente di natura ibrida in ragione delle varie modalità operative con cui si può manifestare, nonché per i differenti soggetti che la possono attuare. La minaccia ibrida può inoltre generare conflitti armati imprevedibili nel loro manifestarsi, difficili da prevenire, molto dinamici, asimmetrici e non convenzionali, ovvero tutte quelle caratteristiche che andranno poi a caratterizzare la futura “guerra ibrida”.

Occorre sottolineare ora l’importante differenza, molto ben illustrata nella dottrina Liang-Xiangsui, che intercorre tra le "Operazioni militari diverse dalla guerra" (MOOTW – Military Operations Other Than War) e le "Operazioni di guerra non militari" (NMWOs – Non Military War Operations). Il primo concetto può essere inteso come la sostanziale ridefinizione di quelle “Operazioni militari condotte in un contesto privo di uno stato di guerra”, quindi al di fuori di una guerra, al di fuori di un conflitto ufficialmente dichiarato o in una situazione di crisi internazionale (e quando mai oggi viene fatta una “dichiarazione di guerra”… e spesso non si saprebbe nemmeno a chi farla!). Il secondo concetto invece, le “Operazioni di guerra non militari” si riferisce ad attività (in alcuni Paesi considerate come veri e propri “atti di guerra”) che possono risultare gestite sia da governi che da organizzazioni civili, private, non governative e quindi, per l’appunto, “non militari” che sono orientate a creare varie forme di destabilizzazione in uno specifico Paese preso come obiettivo.


"Pace imposta" e "pace negoziata"

Si tratta di attività e di sistemi di varia natura finalizzati, per esempio, a garantire l’impunibilità di criminali e delinquenti, a garantire il traffico di stupefacenti, di uomini e di armi, la manipolazione delle informazioni, la pirateria informatica, l’uso improprio di aiuti umanitari, la difesa politica di presunte identità etniche o il diffondersi di teorie politico-religiose finalizzate al sostegno di ideologie ostili. Le Minacce ibride sono spesso generate da situazioni di instabilità permanentemente, da posizioni politiche e diplomatiche spesso incerte o ambigue, dall’impossibilità di poter avere il totale annientamento dell’avversario con la conseguente impossibilità di poter avere una “pace imposta” (ma solo una “pace negoziata” e quindi, ovviamente, mai soddisfacente!), dall’allontanamento costante degli obiettivi da raggiungere e dall’impossibilità spesso di conseguire un ipotetico “stato finale” dei conflitti armati.

Peraltro la mancanza di uno stato finale di un conflitto tende a rendere sostanzialmente permanente il conflitto stesso, con tutto ciò che questo comporta sia in termini economici che di perdita di vite umane. Tali nuovi aspetti della minaccia, sommati all’imprevedibile evolversi dei conflitti, hanno inevitabilmente modificato l’approccio al problema generando, come contraltare, il concetto di “Guerra Ibrida”, ovvero di una forma di guerra o di conflitto armato in grado di materializzarsi in tempi ristretti, di natura “non convenzionale” (in cui vengono impiegate modalità e dottrine innovative, non tradizionali), “asimmetrica” (con forze contrapposte molto diseguali per consistenza, armamento e tecnologia) ed a “bassa intensità” (che impiegano unità di piccola/media consistenza numerica prevedendo scontri limitati sia nello spazio che nel tempo).

Non c'è soltanto il campo di battaglia...

Nel merito, la guerra ibrida può prevedere, se ritenuto necessario, il coinvolgimento operativo di consistenti gruppi armati “non statuali”, ossia di gruppi paramilitari, di milizie armate, di agenzie militari private (contractor) e/o di mercenari (che hanno il “vantaggio operativo” di non dover sottostare in combattimento a particolari vincoli comportamentali a cui, invece, devono sottostare le forze regolari). Ma la guerra ibrida, rifacendosi alle citate minacce ibride, non è solo quella che si svolge solo sul campo di battaglia, ma è da intendersi in modo molto più ampio: si tratta infatti di una guerra che può spaziare dal settore commerciale a quello economico, da quello energetico a quello finanziario, dalle attività di disinformazione all’attacco cibernetico, da attività illecite ad attività più propriamente criminali, da attività di destabilizzazione sociale alla manipolazione politica delle informazioni, dalle attività di propaganda ostile al traffico di influenze… e molto altro ancora.

Qualcuno ha affermato che la “Dottrina Gerasimov” non esiste: in tale affermazione vi è una parziale verità poiché, per quanto è dato di sapere al momento, non esisterebbe al riguardo alcun testo scritto dal generale o da suoi ufficiali. Di fatto tuttavia il generale Gerasimov, soprannominato “l’uomo che non sorride mai”, nella sua lunga carriera è sovente ricorso con successo ad operazioni militari di natura tipicamente ibrida.



* Contrammiraglio Marina Militare (Ris)


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