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Da Schumpeter a Keynes, prospettive e problemi immediati, soprattutto per il lavoro

di Pietro Terna|

Per Schumpeter, un economista conservatore che preconizzava l’avvento del socialismo senza rivoluzioni, la figura centrale è quella dell’imprenditore, che rischia la propria ricchezza e si indebita, per investire in innovazione. Quanto più quell’imprenditore avrà successo, con nuovi prodotti e processi produttivi che spazzano via i precedenti, e inseguendo o provocando nuovi bisogni e mercati, tanto più crescerà l’ostilità contro il capitalismo e si creeranno le basi per una società socialista. Noi stiamo attraversando certamente una fase di difficoltà del capitalismo, tanto che il premio Nobel Jean Tirole, nel libro Économie du bien commun, uscito in francese nel 2016, nota il paradosso per cui “il vincitore nella competizione tra sistemi economici, il mercato, sta raccogliendo critiche da ogni parte”. Ora, nel momento in cui la pandemia sembra (lo speriamo) rallentare con i vaccini, le critiche sono ancor più accentuate, con in primo piano, in questi giorni, le situazioni estreme di chi il lavoro l’ha perso o rischia di perderlo o non lo trova e di chi, all’opposto, non lo considera e non lo cerca1. Le manifestazioni indette dai sindacati servono a far riflettere tutti e a stimolare decisioni, che devono essere chiare tanto nel presente quanto in prospettiva. La chiarezza è attesa prima di tutto da parte del governo: c’è un gigantesco piano di ripresa con il PNRR, ma all’economia e alla società servono anche sicurezze immediate. Che cosa pensano gli studiosi? Tra pochi giorni, ospitati (online) dalla Luiss di Roma, una università promossa e sostenuta dalla Confindustria, studiosi di tutto il mondo, riuniti nella International Schumpeter Society, discuteranno sul tema “Schumpeterian Perspectives on Radical Change: Robotics, Artificial Intelligence and Broad Societal Transformations”. Dunque “cambiamenti radicali” sono al centro della riflessione, con robotica e intelligenza artificiale. Occorre uno straordinario equilibrio nella gestione presente e futura dell’economia, con un progetto condiviso tra forze politiche e parti sociali, per una nuova concertazione che abbia una visione di almeno dieci anni, capace di riassumere tutte le forze del cambiamento e intanto di gestire il presente. I mezzi produttivi, con robotica e intelligenza artificiale, tra dieci anni saranno completamente differenti e nell’arco dello stesso periodo sono necessari cambiamenti profondi nella scuola, nel reddito di base per le persone2, negli orari di lavoro, nel finanziamento e nella proprietà dell’innovazione e dei brevetti. Se i robot produrranno altri robot progettati dall’intelligenza artificiale, i confini tra capitale e lavoro diventeranno assai mobili e molto difficili da discernere. È di questo tipo lo scenario Schumpeter aveva in mente? Un altro grande pensatore del secolo scorso, Keynes, nel 1930 scriveva le Possibilità economiche per i nostri pronipoti 3, dove compare la previsione che entro i prossimi 100 anni (nel 2030, dunque) la prosperità sarà raggiunta e sarà sufficiente un impegno di lavoro di quindici ore alla settimana per assicurarla. Certamente il 2030 è troppo vicino, soprattutto se si pensa al mondo intero, ma la direzione è quella. Keynes non era un sognatore, bensì un economista molto impegnato nelle scelte di governo, pur senza cariche dirette, ma con un grandissimo impegno comeadvisor, anche in campo internazionale. Le sue proposte di intervento nei momenti di crisi si sono ora massimamente realizzate proprio nella risposta dei governi alla pandemia. Non si sarebbe però fermato a quanto fatto! A Keynes si ispira un gruppo di studiosi4 che, quasi testardamente – ma è la testardaggine di chi è convinto di avere dei buoni motivi per persistere – propongono da tempo una operazione straordinaria di assunzioni nella Pubblica Amministrazione. L’obiettivo è duplice: rafforzarla e impiegare utilmente molti bravi giovani laureati ora senza lavoro. Il progetto condiviso tra politica e società deve affrontare con grande realismo il presente, scelta obbligatoria per rendere possibile ogni progresso. Gustavo Piga, nel suo blog5, prende spunto da una discussione che si è innescata su un fatto abbastanza marginale, cioè la nomina di due consulenti ultra liberisti (il libero mercato risolve ogni problema), a “consulenti per un dipartimento di consulenza di un comitato di coordinamento, e in un ambito esterno alla struttura che gestisce il Recovery”, per raccomandare – come spesso occorre fare – di non guardare il dito ma la luna. In questo caso, prestare attenzione al fatto che l’Italia continua a frenare troppo, nonostante le apparenze: i Documenti di Economia e Finanza dei due ultimi Governi propongono riduzioni inverosimili di deficit pubblico, mai viste nella storia della Repubblica, promesse all’Europa per i prossimi 3 anni. Una nuova coraggiosa stagione di concertazione si deve imperniare sul superamento ragionato di questa enorme limitazione. _______

1Sulla Porta di Vetro, La rinascita passa da “giovani, lavoro e scuola” https://www.laportadivetro.org/la-rinascita-passa-da-giovani-lavoro-e-scuola/ 2 Una lettura vivamente consigliata è Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, Il reddito di base – Una proposta radicale, traduzione 2017 pubblicata da il Mulino. 3on line http://www.econ.yale.edu/smith/econ116a/keynes1.pdf 4http://www.ismel.it/proposta-neo-keynesiana.html 5https://gustavopiga.eu/2021/06/26/il-dito-e-la-luna/

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