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Costi energia alle stelle: le imprese a rischio collasso

di Giuseppe Scalenghe|

In questi ultimi mesi, sono numerose le aziende alle prese con i rincari (forse è più giusto definirli raddoppi) dei costi di metano, energia elettrica (è bene ricordare che la maggior parte prodotta in Italia utilizza centrali turbogas) e derivati come l’idrogeno (prodotto utilizzando metano ed energia elettrica). Si tratta di una situazione non sostenibile sul lungo periodo per la struttura industriale del nostro Paese dipendente dalle fonti di approvvigionamento d’energia. Un male antico, storico, il vero e proprio tallone d’Achille, insieme al costo del lavoro, dell’industria di trasformazione italiana, la cui soluzione non ha mai trovato adeguate risposte dal quadro politico. La mia è un’esperienza che vivo in prima persona, al pari di migliaia di altri imprenditori medi e piccoli. Tra le aziende fortemente colpite da questi rincari, infatti, ve n’è anche una delle mie, la P.S.A. s.r.l. che, effettuando brasature in forni ad atmosfera controllata per conto terzi, utilizza per il riscaldamento dei forni quote elevate di energia elettrica (circa 2ml di kwh/anno) e, per generare le atmosfere protettive all’interno dei forni, quantità altrettanto elevate di metano e di idrogeno. Risultato: consumi identici o quasi, ma costi lievitati dal 40 per cento. E i prezzi tendono a crescere, ad impennarsi, non certo a scendere. Che fare, dunque per intervenire a sostegno dell’impresa industriale per evitare ulteriori contraccolpi a un sistema già provato dalla pandemia? Affinché la nostra politica possa scostarsi dai soliti finanziamenti “a pioggia”, che il più delle volte – almeno, nel settore industriale – aiutano pochi e deludono molti, è necessario definire interventi mirati e finalizzati. In altri termini, per rendere efficace il sostegno, sarebbe importante individuare quali attività sono particolarmente colpite dall’enorme aumento del costo di energia elettrica e gas metano che si riflette sul costo della materia prima o del semilavorato. Secondo quesito: come fare? Un’ipotesi, da verificare sul campo, potrebbe essere quella di classificare le varie attività sulla base del valore aggiunto (desumibile dalle dichiarazioni IVA). In questo modo, si realizzerebbe una sorta di censimento delle attività produttive da cui estrapolare le imprese la cui incidenza del valore aggiunto di energia elettrica, metano ed idrogeno supera un coefficiente x% da definire. Le imprese così individuate rappresenterebbero le attività che possono potenzialmente cadere in gravi difficoltà. All’uopo, sarebbe opportuno individuare un “team” che lavori su questa ed altre ipotesi alternative, in modo da definire un “target” preciso di attività che vanno supportate e l’entità dell’intervento che i comuni, piuttosto che le Regioni o lo Stato, dovranno affrontare. Il metodo avrebbe il vantaggio di operare nell’ottica della prevenzione (evitare che le attività colpite vadano in crisi) e non della cura (CIG, contratti di solidarietà, uso del part time).

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