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Coronavirus, dilemmi, problemi e proposte

di Emanuele Davide Ruffino e Alessandro Paudice|


Lo scoppio della pandemia ha sollevato un’infinità di antinomie e di contraddizioni, già covanti della nostra società e che ora occorre esaminare e tentare di spiegare, fornendo soluzioni, se si vuole uscire dal “lockdown culturale” in cui l’eremitaggio forzato rischia di farci cadere, impedendoci di guardare al panorama globale del problemi, costringendoci a una visione limitata e parziale che non permettere di risolvere i problemi in essere.

A contribuire allo sfasamento delle regole del mercato, specie nel settore sanitario, è la disinformazione che può anche essere creata ad arte per trarne profitto: il caso più eclatante fu quello di un medico britannico. Lo scandalo Wakefield sull’inesistente rapporto tra vaccini e autismo

Il medico in questione è Andrew Wakefield, successivamente radiato dall’albo, che riuscì a far pubblicare un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica “The Lancet” (volume 351, No. 9103) in cui sosteneva la correlazione tra vaccini e autismo. Dopo quella pessima figura, i controlli e i parametri su cosa è da pubblicare da parte di chi che vuole mantenere un certo grado di credibilità si sono sviluppati rapidamente e sono diventati molti rigidi (ne va della reputazione e sopravvivenza). Infatti, nel famigerato articolo Andrew Wakefield sosteneva un presunto collegamento tra il vaccino trivalente MPR (morbillo-parotite-rosolia) e lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico. Il gusto dello scandalo portò i giornali a dare grande risalto alla notizia, facendo crollare il numero di persone che si sottoponevano a vaccinazione. Il risultato fu che da 56 casi di morbillo del 1998, in Gran Bretagna e Galles si arrivò ai 1348 del 2008 con alcuni esiti nefasti. Quando si riesce a raggiungere un risultato definitivo è sempre un progresso, ma nell’economia di sistema, occorre chiedersi quante altre analisi si sarebbero potute sviluppare. La scienza non può e non deve escludere nessuna ipotesi, ma ha il dovere di selezionare i campi di studio di maggiore interesse. Compito difficilissimo, ma che non può essere lasciato agli intenti speculativi di avvocati e medici senza scrupoli. Il problema sotto in profilo economico-sociale non è definire di chi avesse ragione (ogni ipotesi ed ogni teoria merita di essere sviluppata), ma la quantità di risorse impegnate per studiare i rapporti che nascono da un presupposto fraudolento. L’errore in qualsiasi scienza è accettabile, perché l’unico modo per evitarli sarebbe non fare ricerca. Ma nel caso del dottor Wakefield fu provato che ricevette oltre 500.000 sterline per effettuare quello studio, proprio dall’avvocato che patrocinava la causa di risarcimento delle famiglie dei soggetti autistici. Per scrupolo furono condotti oltre 200 studi coinvolgendo le più importanti istituzioni sanitarie che confermarono l’assoluta assenza di correlazione. Il primato del buon senso: il caso Josephine in Oregon

Nella letteratura economico sanitaria, lo Stato americano dell’Oregon è sovente citato per aver sollevato quello che è passato alla storia come il “dilemma dell’Oregon”. In estrema sintesi, lo stato sociale che, secondo le teorie del Welfare sostenute da Roosevelt, doveva tutelare la salute di tutta la popolazione, quale presupposto della libertà (alla stregua della libertà di pensiero): il principio si scontrò con la scarsità di risorse disponibili che nel caso si tradusse nel dover sceglie tra sostenere le attività di trapianto di organi (utilissimi, ma per pochi soggetti) o di prevenzione (di utilità differita, ma rivolte a tutta la popolazione). La proposta oregoniana, di fatto, portava a sostituire al criterio tradizionale “erogare tutte le prestazioni ma solo ad una parte della popolazione”, il criterio “erogare solo le prestazioni più importanti ma a tutta la popolazione disagiata”. Oggi l’Oregon si ripresenta con un altro dilemma: un carico di vaccini è stato bloccato da una bufera di neve nella contea di Josephine. Anziché lasciare scadere i preparati, il buon senso ha portato a somministrare il farmaco alle persone anch’esse bloccate nelle vicinanze dalla tempesta. Difficile quantificare quante norme siano state violate quel giorno sotto la neve, ma il vaccino non è andato sprecato. La difficile interpretazione dei problemi

La mancanza di governance, e prima ancora la non gerarchizzazione delle finalità da perseguire, porta all’indecisione (problema ormai in capo delle neuroscienze) e a non saper codificare i comportamenti in modo razionale, lasciandosi condizionare da sensazioni emotive o da informazioni del tutto errate. Non aiutano a dirimere la situazione le sovrastrutture burocratiche che si sono andate a formare e che rendono le decisioni una continua interpretazione dei combinati disposti (o forse si può già parlare di “scombinati disposti”) che relegano in secondo piano il cuore dei problemi: quali studi perseguire con priorità o come si evita qualsivoglia forma di spreco è un problema che la società deve porsi come prioritario per superare l’accanimento normativo che impedisce di affrontare i problemi nella loro interezza e non nelle loro sfaccettature. L’intervento dello Stato per la tutela della salute

Idealmente sarebbe stimolante l’idea di avere la possibilità di una definizione razionale di tutte le politiche pubbliche, quantomeno quelle riguardanti la tutela della salute. Probabilmente è tanto stimolante quanto utopico concepire la possibilità di stendere piani di programmazione delle politiche di tutela che lo Stato intende intraprendere, individuando iniziative con una costo-efficacia dimostrato ed inserendo in questo quadro anche gli studi e le valutazioni economiche da intraprendere. Forse sarebbe necessario almeno riprendere le attività di studio, di ricerca e di valutazione anche pubbliche, a sostegno delle decisioni, evitando di trovarsi totalmente impreparati di fronte a mareggiate come quella del Coronavirus che ci ha travolto, evitando in sintesi che il “lockdown culturale” con cui abbiamo iniziato questo breve articolo, diventi anche il “lockdown della speranza”.

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