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COQ di Omegna: il socio privato chiede investimenti alla Regione Piemonte


Sono trascorsi 18 anni da quando nelle prime fredde giornate dell’inverno del 2002 prendeva corpo l’idea di avviare una sperimentazione gestionale per mantenere in vita l’Ospedale della Madonna del popolo di Omegna. Il presidio rischiava di chiudere e l’unica soluzione era quella di cercare un imprenditore privato per avviare un progetto in grado di conservare attivo i presidio che si affaccia sul lago d’Orta e non lasciare scoperta la comunità omegnese.

Non vi furono capitani coraggiosi a raccogliere l’originale e coraggiosa iniziativa, ma solo una società francese, la “General de Santé” (oggi integratosi con il gruppo Ramsay Santé, un colosso della sanità privata che conta 36 mila dipendenti) e da allora s’iniziò un’avventura unica in tutta Italia: far collaborare pubblico e privato per assicurare migliori servizi sanitari. Una strategia fruttuosa che ha ancora molto da offrire, ma che in questi due anni di Coronavirus ha mostrato un rallentamento d’iniziativa della parte pubblica, cioè della Regione Piemonte, da cui si attendono chiari e propositivi segnali d’intervento e non solo finanziario. La pandemia ha bloccato gli investimenti: la “frustrazione” del privato

Ritorniamo alla crisi d’inizio Terzo millennio. Dall’incontro con l’Asl locale nacque il COQ (Centro ortopedico di quadrante) a conferma che pubblico e privato non solo possono andare d’accordo, ma possono dare origine a significativi risultati su tutti i fronti: alla qualità dell’assistenza erogata ai bilanci sempre in utile, se si esclude questi ultimi due anni bloccati dalla pandemia. Una paralisi che ha creato, non lo si può nascondere, qualche malumore nel partner transalpino, se Christophe Thibert, presidente del consiglio di amministrazione di Ramsay Italia, di recente ha manifestato pubblicamente la frustrazione di “navigare a vista, senza prospettiva”, nonostante l’interesse a rimanere a continuare ad investire ad Omegna. Un’inversione di tendenza da respingere. In 18 anni, il Centro ortopedico ha avviato un’attività formativa di prim’ordine per garantire sempre un livello professionale elevato. E all’originaria vocazione ortopedica, mantenuta e valorizzata nel corso degli anni, si sono aggiunte attività di neurochirurgia, rieducazione funzionale, oculistica, dermatologia e chirurgia vascolare. Di qui, si spiega anche la frustrazione del privato per il tetto di spesa imposto negli ultimi 24 mesi che ha provocato la riduzione dei pazienti in cura presso la struttura. Ora si attende uno scatto in avanti della Regione Piemonte

Le sperimentazioni gestionali hanno rappresentato un’opportunità operativa stabilita con le norme L. 412/92 e D.Lgs. 502/92, da attuarsi attraverso programmi, ipotesi organizzative e accordi (comprese le convenzioni con organismi pubblici e privati, anche dando vita a società con capitale misto) per lo svolgimento in forma integrata sia di opere che di servizi. Le motivazioni che portano alle sperimentazioni gestionali risiedono nel tentativo di migliorare la qualità delle prestazioni offerte dal settore pubblico, in particolare quelle di natura socio-sanitaria, attraverso la possibilità di perseguire soluzioni nuove e originali, permettendo alle aziende di muoversi in forme maggiormente dinamiche. Le potenzialità di queste sperimentazioni avrebbero potuto spaziare, almeno teoricamente, in tutti le direzioni delle attività poste in essere nel mondo sanitario: a frenare dette potenzialità è stata la considerazione che una “sperimentazione” comporta: muoversi in ambiti non ancora definiti da un preciso dettato giuridico, se non anche il “non rispetto”, totale e parziale, di una prescrizione burocratica imposta dal sistema e dunque legittimamente dalla Regione Piemonte Occorrerebbe, dunque, una cultura generalizzata, anche sotto un profilo strettamente giuridico, ad accettare e sostenere la possibilità di cambiamenti sostanziali nella conduzione delle singole attività: atteggiamento di natura imprenditoriale non così diffuso nelle nostre realtà.

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