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Lotta alla dispersione scolastica, il vero "merito" dell'istruzione

di Stefano Mattone

Il filosofo statunitense Michael J. Sandel, docente all'Università di Harvard, non è molto tenero con chi propugna e sostiene l'etica del merito. Nel suo saggio (2020) "La tirannia del merito", sottotitolo "Perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti", Sandel ricorda che l'idea molto radicata su entrambe le sponde dell’Atlantico, secondo cui "chi lavora sodo e gioca secondo le regole avrà successo, sarà capace di elevarsi fino a raggiungere il limite del proprio talento" è pura retorica e non trova reale fondamento nella realtà quotidiana, dove l'eguaglianza è una chimera. Ragione per cui, il merito si trasforma in una tirannia, umiliante e discriminatoria per le classi meno abbienti, nonché uno dei veicoli più corrispondenti alla protesta populista su cui è salito con veemenza, cavalcandone anche la violenza la politica dell'odio coltivata da Donald Trump, dall'estrema destra europea e dai conservatori britannici. Ad un tempo colpisce, ma non troppo per l'ambivalenza che caratterizza da sempre la politica di destra, che il Ministero dell'Istruzione diventato anche "del merito" sia una creatura del governo Meloni. Colpisce proprio perché tutti gli indicatori socio-economici dimostrano e confermano che il merito, in una società profondamente diseguale e scandita da opportunità vaganti e altalenanti, rimanga un'entità misteriosa e impalpabile e, dunque, da maneggiare con estrema cura per non accrescere le differenze sociali. La Porta di Vetro


In un recente rapporto di “Save the Children” ( proustianamente chiamato “ Alla ricerca del tempo perduto”), l’organizzazione internazionale che tutela i diritti dell’infanzia, ha acceso il focus della sua attenzione sul complesso rapporto tra aumento della povertà dei minori e dispersione scolastica .Oggi in Italia la persistenza della crisi economica post covid e il mancato intervento di supporto da parte delle istituzioni scolastiche acuisce innanzitutto le differenze tra le regioni italiane; il dato di dispersione scolastica esplicito, già molto alto come media nazionale (12,7 %) raggiunge punte estremamente preoccupanti in Sicilia (21,1 %), in Puglia (17,6 %) Campania (16,4 %) e in Calabria (14 %).


Si tratta di dati preoccupanti, soprattutto se si osserva come gli indici di dispersione scolastica siano più ridotti laddove le regioni sono state in grado di offrire nella scuola primari un maggior numero di servizi educativi aggiuntivi rispetto all’ offerta didattica ordinaria, come la presenza di mense a basso costo, tempo pieno e palestre ristrutturate. Si evince chiaramente da questi dati come il problema della dispersione scolastica sia innanzitutto, anche se non esclusivamente, un problema di allocazione di risorse inadeguate verso il settore scolastico, troppo spesso trascurato nel nostro Paese.


Sarebbe necessario che il nuovo governo, al posto di soffermarsi strumentalmente sulla valorizzazione del merito nella scuola, riflettesse sulle profonde sperequazioni territoriali esistenti all’interno di essa. L’ articolo 34 della nostra Costituzione, affermando che “La scuola è aperta a tutti e l’istruzione inferiore impartita per almeno 8 anni è obbligatoria e gratuita“, dovrebbe spingere a realizzare una scuola pubblica accogliente, improntata ad uno spirito autenticamente democratico.


Anche in una città come Torino, che riesce comunque a garantire livelli minimi essenziali, esistono elementi di forte preoccupazione e nella mia carriera di docente nelle scuole di Mirafiori e Barriera di Milano, ho potuto constatare come il trend di abbandoni scolastici stia sensibilmente aumentando, a detrimento soprattutto degli studenti immigrati, degli allievi disabili o provenienti da famiglie disagiate. Trovare soluzioni efficaci rispetto ad un problema cosi complesso come quello della dispersione scolastica e delle disuguaglianze sociali nelle scuole è sicuramente molto difficile.


Sulla base della mia esperienza di docente individuerei tre possibili strade :

1) maggiori e più equi investimenti nel settore scolastico e culturale;

2) un’azione congiunta e sinergica tra le istituzioni della scuola, in primo luogo dirigenti scolastici e docenti e agenzie del terzo settore come “ Save the children”, ma anche come “Change“ con gli interventi dei suoi “maestri di strada” nei quartieri spagnoli di Napoli;

3) un’effettiva centralità della scuola di base e superiore, non solo nei programmi elettorali dei vari partiti, ma nelle concrete scelte di governo.


L’obiettivo finale dovrebbe essere una scuola, che, invece di perpetuare disuguaglianze sociali, sia in grado, come indica l’articolo 3 della Costituzione italiana, di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana“.

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