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Che cosa c’è di equo nella ex Equitalia e nel Decreto “Sostegni” ?

di Anna Paschero|

Pare, parrebbe (il condizionale è d’obbligo), che il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon (Lega) abbia supportato le ragioni del nuovo maxi condono fiscale in arrivo oggi con il decreto “sostegni”, con la necessità di “alleggerire il magazzino dell’Agenzia delle Entrate”, dove giacciono in attesa di notifica 61 milioni di cartelle esattoriali per tributi ed altre entrate a favore della pubblica amministrazione non versati dal 2000 al 2015. Lo stesso sottosegretario ha preannunciato che si adoprerà per far sì che la rottamazione delle cartelle sia estesa a tutte quelle di importo fino a 10.000 euro anziché a 5.000, come attualmente previsto dal decreto. Un ennesimo provvedimento, di perfetta tradizione italiana, che farà gioire e beneficerà ancora una volta gli evasori a danno dei cittadini onesti. Un regalo a questi ultimi da un miliardo di euro di entrate erariali che saranno dichiarate inesigibili, anche se mai richieste agli interessati per incuria e malfunzionamento degli uffici che avrebbero dovuto curarne la riscossione, che di equo conservano solo il nome (Equitalia). Il fronte politico del nuovo governo Draghi appare diviso tra Lega e Cinquestelle, i principali sostenitori della proposta, e altri, come il PD, più tiepidi nel supportarla ,ma che ne hanno già rassicurata l’adesione, al fine di evitare problemi nel varo del decreto già molto in ritardo. E così accade ancora una volta – nonostante fossero in molti a sperare in un deciso cambio di rotta del governo Draghi – che a difendere chi viola le leggi dello Stato siano gli stessi che lo governano. Un comportamento non solo biasimevole ma indecente, che ingenera sfiducia nei confronti delle Istituzioni e ne mina la democrazia. Conseguenza inevitabile per un Paese che versa in una condizione di estrema fragilità non solo a causa della pandemia, ma per un’evasione fiscale e un debito pubblico, già rilevanti, che continuano a crescere insieme alle disuguaglianze. Il decreto sostegni, infatti, aumenterà di altri 32 miliardi, o forse più, il debito pubblico italiano. Le misure che dovrebbero attenuare il disagio di tante imprese, lavoratori e cittadini riguardano più fronti, tra cui una proroga del reddito di cittadinanza, che, così come concepito non ha prodotto alcun risultato nell’avvio al lavoro di tanti disoccupati. Perché non utilizzare buone prassi, già sperimentate da tempo con successo, per mettere seriamente al lavoro chi percepisce l’obolo pubblico e rendersi in qualche modo utile al Paese? Si formi una “task force” ingaggiando giovani e non giovani, ingegneri, geometri informatici disoccupati e/cassaintegrati e li si metta al lavoro pagandoli con le risorse stanziate con il decreto per recuperare il lavoro non fatto da Equitalia. Il costo per lo Stato non cambia, e forse qualcosa di quel miliardo di entrate “inesigibili” si potrebbe recuperare. Giustizia sociale ed equità, termini usati da Mario Draghi nel suo discorso al Parlamento devono diventare elementi concreti della convivenza civile, e non possono più aspettare i tempi delle leggi e della burocrazia. Il tempo per guardarsi intorno è scaduto.

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