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Bruxelles: per l’Occidente è il momento del confronto

da Bruxelles Stefano Rossi|


Oggi, giovedì 24 marzo, a Bruxelles si respira il profumo della Storia. La città, recentemente alleggerita dalle principali misure anti-Covid (le mascherine sono rimaste obbligatorie solo sui mezzi pubblici), si prepara per accogliere una serie di incontri al massimo livello. Lo fa con una bella giornata di primavera, straordinariamente calda e assolata, quasi mediterranea.

Nella notte hanno iniziato ad arrivare alcuni capi di Stato in elicottero (Biden, Macron e Trudeau), altri dalle prime ore del mattino sfrecciano negli ampi viali, in auto con sirene blu scortate dalla polizia, per raggiungere gli incontri che si susseguiranno per tutta la giornata. Tra questi, anche il primo ministro giapponese Fumio Kishida. Il vertice dell’Alleanza Atlantica

Si parte alle 10 con il vertice NATO, nell’imponente quartier generale europeo che sorge poco fuori Bruxelles, sulla strada che porta all’aeroporto cittadino di Zaventem. La presenza di Biden è significativa e sembra confermare una ritrovata unità nell’Alleanza atlantica che negli ultimi anni aveva dato più di un segno di cedimento. Non attendiamoci decisioni strabilianti: rimossa dal tavolo l’ipotesi di una no-fly zone, per gli evidenti rischi di escalation, si parlerà principalmente di dispiegamento di nuove forze alleate nei paesi del centro ed est Europa e di nuove misure di supporto all’Ucraina.

Fonti di Politico Europe segnalano una discussione intorno al Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Secutiry sottoscritto nel 1997 tra la NATO e la Russia, con l’obiettivo di costruire una “pace duratura e inclusiva nell’area Euro-Atlantica sui principi della democrazia e della cooperazione sulla sicurezza”. Nonostante la violazione del trattato da parte della Russia, sembra che la NATO non intenda recedere dell’accordo, che resta formalmente in vigore. L’apertura del G7

Chiuso il vertice NATO, si procede con il G-7: si discute delle sanzioni economiche contro Mosca e del possibile quinto pacchetto di sanzioni che potrebbe riguardare la chiusura dei porti europei alle navi russe. Nel pomeriggio è previsto il Consiglio Europeo, organo composto dai capi di Stato e di governo dei paesi UE, dove per la prima volta parteciperà il Presidente americano. Retroscena parlano di un Boris Johnson desideroso di prendere parte anch’egli all’incontro, ma al quale sarebbe stato negato l’invito – Brexit is Brexit. Come cittadini europei, è questo l’incontro che ci interessa di più: sul tavolo di lavoro ci saranno non solo le misure di supporto all’Ucraina, ma anche quelle relative alla crisi di materie prime e al prezzo del gas, e soprattutto il dibattito sulla difesa comune. Su quest’ultimo argomento, il Consiglio Europeo segue il Consiglio UE Affari Esteri e Difesa, che il 21 marzo ha riunito i Ministri della Difesa dei 27 Paesi europei. Questo incontro ha approvato la Bussola Strategica (Strategic Compass), un piano d’azione europeo per rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell’Unione. L’orizzonte è quello del 2030 ma è evidente che il momentum creato dalla crisi ucraina potrebbe favorire avanzamenti più rapidi su singoli punti, a seconda delle necessità che si presenteranno. La proposta di un Esercito Europeo

I pilastri dello Stategic Compass sono la creazione di una forza di dispiegamento rapido di 5.000 militari, una maggiore cooperazione sulla sicurezza e a livello di intelligence, un piano di investimenti comuni per rendere più efficiente la spesa militare e il rafforzamento della cooperazione internazionale con i partner regionali (OSCE, ASEAN) e con la NATO, rispetto alla quale la difesa europea si pone come “complementare”.

Come spesso accade, questi vertici non portano a soluzioni concrete di breve termine, ma sono molto importanti per creare i presupposti politici per le azioni che seguiranno. Se con l’isolamento americano promosso da Trump la difesa europea sembrava una necessaria alternativa al disimpegno statunitense e alla crisi della NATO, oggi lo scenario scatenato dall’invasione russa sembra piuttosto suggerire una complementarietà della difesa europea nel quadro della NATO. L’impressione è che si stia assistendo a rapidi assestamenti dello scenario globale, e che la nascita di un nuovo ordine (o disordine) mondiale sia alle porte. La speranza è che l’Europa abbandoni la “spensierata irresponsabilità” che si è concessa negli ultimi decenni e trovi l’unità necessaria per contribuire alla nascita di un nuovo ordine multilaterale in grado di garantire pace e giustizia, basato sulla cooperazione e sulla organizzazione internazionale, sui diritti umani, sulla democrazia e sulla lotta alle disuguaglianze. Le conseguenze di un fallimento sono già sotto gli occhi di tutti.

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