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Bergoglio e Ratzinger, l’umanità e la fede sofferta

di Luca Rolandi |

Non si sono ancora spenti gli echi dell’intervista di Fabio Fazio a Jorge Mario Bergoglio che giunge come una saetta il lungo e sofferto mea culpa di Joseph Ratzinger. Il papa tedesco scrive e pubblica un mea culpa storico, che diventa anche una sorta di testamento umano e spirituale. Rivela di provare «vergogna e dolore» per gli abusi sessuali commessi dai preti. E chiede perdono, parlando di «grandissima colpa» per chi li commette, ma anche per chi non li affronta. Usa il «noi», assumendosi le proprie responsabilità. Due papi, due personalità differenti, un unico messaggio e mistero quello della fede cristiana. In un tempo di secolarizzazione ormai diffusa che permea l’intera società e determina una visione problematica e più sofferta dell’esperienza del Vangelo del Dio di Gesù Cristo i due papi Francesco e l’emerito Benedetto XVI si specchiano in una dimensione di incontro con l’umanità diverso e giustapposto ma in realtà dentro la logica dell’ascolto, del cammino, del confronto tra storia e fede, cultura e scienza, bene e male, portando la Parola tra le parole che indica la misteriosa e umanamente insondabile Speranza ad un mondo senza più certezze, ideologie, visioni, narrazioni. Il Vangelo della gioia ma anche del dolore, la morte e la resurrezione tutto si tiene ma non si comprende più, se mai lo si è umanamente compreso un tempo. Da un lato dunque l’intervista del papa argentino che chiede di pregare per lui, critica il clericalismo, si interroga sul pelagianesimo e lo gnosticismo in prima serata, anticipatore dell’intervento di un cantante o di un virologo, dall’altro il grido di dolore e di vergogna per ciò che è stato commesso dentro la Chiesa per i casi di abusi sessuali e di pedofilia attraverso una lettera e senza più essere dietro i riflettori dei media. Desacralizzazione del papato si potrebbe dire, segno dei tempi, di un cristianesimo che si incarna nella storia e che mette al centro della sua missione e della sua stessa vita la presenza del Risorto di cui il Papa è umile servo e vicario, non più principe e sommo pontefice nell’accezione dell’era della cristianità. Tutto questo accade oggi in un passaggio d’epoca delicato in cui convivono all’interno della realtà ecclesiale posizioni diverse, scismi sotto traccia come ben rivela il bel volume di Antonioli e Verrai “Lo scisma emerso”, e un progressivo ripensamento di strutture e luoghi, linguaggi e volontà di dire Dio oggi nell’età post-moderna. Sono le parole dei due papi che ci dovrebbero interrogare più che i contesti e gli interlocutori, gli argomenti che toccano, le sofferenze e le tragedie che scoperchiano dentro e fuori gli ambienti ecclesiali. Un cammino e un interrogativo per ritornare a pensare prima di agire, pregare prima di giudicare. Abisso e redenzione, nulla e luce come nell’immagine che il gesuita Michel De Certeau sintetizza in una frase emblematica “Il legno della croce, corpo immobile nel silenzio notturno, sarà ricoperto domani dalla gloria del risorto. Allora sarà l’ora del riposo.“

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