Avanza il vaiolo delle scimmie, ma blocchiamo le isterie collettive


di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


L’OMS ha dichiarato che la malattia è un’emergenza sanitaria globale in quanto sono stati registrati 17.000 casi in 74 paesi; il 24 luglio sono state fatte 1.700 nuove diagnosi; in Italia ad oggi sono stati registrati 407 casi e siamo fra i primi 10 paesi con più casi in Europa. Il Ministero della Salute sta effettuando un costante monitoraggio della situazione e risulta che dei 407 casi registrati, 200 sono a Milano, città più colpita dalla malattia. Naturalmente i cittadini, sulla base della diffusione “ansiogena” delle notizie che viene fatta dai mezzi di comunicazione, sono spaventati e in un sondaggio di SWG un italiano su tre teme il vaiolo, confondendo questa malattia con il vaiolo delle scimmie.


L’evolversi della malattia e soggetti colpiti


Il problema non è nuovo. In un precedente articolo del 25 maggio scorso (Vaiolo delle scimmie: guardia alta, ma evitiamo allarmismi in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/05/model_-vz.pdf ) abbiamo iniziato ad analizzare questa malattia che tre mesi fa aveva colpito solo 105 persone nel mondo, ma si riteneva necessario informare sull’argomento. Infatti, il fenomeno si sta rapidamente evolvendosi per cui occorre monitorare attentamente gli avvenimenti con la dovuta razionalità che il problema impone, evitando di cadere nella trappola manichea degli allarmisti, ma analizzando i dati con criteri oggettivi.



Nella quasi totalità dei casi, i dati epidemiologici indicano gli uomini fra i 20 e i 40 anni di sesso maschile che si sono contagiati soprattutto per via sessuale o per contatto diretto come i più colpiti. Nel rispetto della privacy un dato significativo dal punto di vista epidemiologico e statistico, è che i soggetti colpiti sono prevalentemente omosessuali o bisessuali con rapporti promiscui. A ciò si aggiunge il fatto che la vaccinazione contro il vaiolo è stata abolita nel 1981 e quindi i nati successivamente non hanno anticorpi e sono più suscettibili a questa virosi. Non conoscendo il possibile evolversi della situazione pare prudenziale prendere in considerazione la vaccinazione contro il vaiolo e prevedere screening della popolazione a rischio.


Oltre le tradizionali misure di protezione individuale e attenzione ai comportamenti soggettivi, l’OMS propone quindi una campagna vaccinale contro il vaiolo indirizzata soprattutto ai giovani. La Commissione europea e l’EMA hanno autorizzato l’estensione del vaccino Imvanex, già autorizzato nel 2013 per il vaiolo umano, anche per il vaiolo delle scimmie e quindi è, ad oggi, l’unico vaccino autorizzato per la prevenzione di questa malattia.


Tutele per le persone più fragili


Tecnicamente il vaiolo delle scimmie può essere definito come una malattia autolimitante e, di per sé non pericolosa per la vita in persone sane: diverso il discorso per i soggetti fragili, anziani e bambini in primis. Essendo la malattia endemicamente presente in Africa, dove può svilupparsi e rafforzarsi, diventa necessario monitorare con attenzione il fenomeno prima che sfugga di mano. In Europa, secondo l’OMS, dal 13 maggio al 22 luglio sono stati segnalati quasi 12.000 casi probabili o confermati: zero decessi, fino ad oggi. Il problema delle malattie infettive è la rapida evoluzione e diffusione. Per questa ragione, esse rappresentano un pericolo costante da monitorare, non da trasformare in incubo, su cui possono inserirsi interessi di vario genere. <br><br>


La Covid-19 (che continuiamo a chiamare così anche se oggi non è più la malattia del 2020 grazie ai vaccini e ai comportamenti individuali) pone l’attenzione ai rapporti fra essere umani, animali, ambiente e abitudini di vita. I virus sono fra di noi e ci resteranno perché, per loro natura, hanno grandi capacità di adattamento grazie alle continue mutazioni del loro genoma. È notizia di questi giorni, riportata dalla Bbc, che quasi un milione di persone sono state poste in lockdown in un sobborgo di Wuhan, la città cinese dove per la prima volta è stato registrato il coronavirus.


Memori dei problemi passati, ai cittadini del distretto di Jiangxia è stato ordinato di rimanere per tre giorni all’interno delle loro case, dopo che sono stati rilevati quattro casi di Covid asintomatici. È l’applicazione della cosiddetta politica del “zero Covid”, che prevede l'utilizzo rigido e immediato del lockdown, accompagnato da restrizioni di movimento e test su larga scala, anche se le varianti più contagiose della malattia sembrano essere in grado di “bypassare” tutte le misure messe in atto ed applicate con rigida severità.


Prescrizioni e comportamenti individuali


Un ritorno al 2020, quando la megalopoli cinese ha per la prima volta applicato misure di contenimento di massa. La libertà nei movimenti e nei comportamenti che rappresenta una delle più importati conquiste sociali, ci ha fatto dimenticare l’esistenza di virus che possono contagiare popolazioni come quella europea e americana che non hanno le difese immunitarie necessarie. Per vivere tutti insieme nel rispetto della libertà di ognuno, dobbiamo capire che è necessario vaccinarci e mantenere comportamenti individuali adeguati utilizzando i sistemi di protezione (mascherine, profilattici, lavaggio delle mani, ecc.) idonei alle varie situazioni che viviamo.


Non possiamo pensare che la medicina ci guarirà sempre e comunque perché molto dipende da noi e dalla nostra responsabilità, specie quando si tratta di malattie infettive dove il comportamento individuale impatta su tutte le persone che frequentiamo e che ci vivono accanto. Ma queste riflessioni le possiamo estendere ad altre malattie (tumori del polmone fumo dipendenti, abuso di alcol e sostanze stupefacenti, obesità e cardiopatie, ecc.) e quindi sono necessarie fin dalla scuola primaria, campagne di educazione sanitaria e prevenzione per avere cittadini consapevoli e responsabili verso se stessi e gli altri.


È questa la lezione principale che ha offerto la Covid-19 che dovrà essere assimilata dalle singole collettività, perché la globalizzazione (rendendo il mondo fortemente interconnesso) ci esporrà sempre a nuovi virus. L’alternativa è tornare all’epoca pre-colombiana. La possibilità di venire a contatto con agenti patogeni sviluppati in qualche parte del mondo è cresciuta esponenzialmente e a questa condizione di fatto occorre adeguare il nostro comportamento.

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