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Aumentano i decessi: incubo zanzare in Europa

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


Il cambiamento climatico in Europa rischia di causare un aumento dei casi e dei morti legati a infezioni trasmesse da zanzare Aades quali Chikungunya, Dengue, West Nile, Zika e febbre gialla. A lanciare l’allarme è l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che invita gli Stati a controllare la proliferazione e la diffusione degli insetti vettori (le specie Aedes albopictus e Aedes aegypti), a promuovere misure di protezione presso i cittadini e ad attivare interventi di sensibilizzazione della popolazione generale, degli operatori sanitari e dei viaggiatori.


Primo: non sottovalutare il problema

A causare la morte delle persone sono, in sequenza: le zanzare, l’uomo stesso, ed i serpenti. Studiarne la diffusione e gli effetti che possono provocare diventa quindi un imperativo imprescindibile e non solo per la fonte di fastidio provocata nei pomeriggi estivi. Secondo gli ultimi dati dell’Ecdc le zanzare Aedes albopictus, che trasmettono virus quali Chikungunya e Dengue, si stanno diffondendo in aree dell’Europa sempre più a nord e a ovest. Inoltre le zanzare Aedes aegypti, vettori di Dengue, febbre gialla, Chikungunya, Zika e virus del Nilo occidentale, si sono stabilite a Cipro dal 2022 e potrebbero espandersi anche in altri Paesi europei.

L’Europa sta vivendo una tendenza al riscaldamento – spiegano gli esperti – con ondate di calore e inondazioni sempre più frequenti e gravi, ed estati sempre più lunghe e più torride. Questa situazione crea “condizioni più favorevoli per specie invasive di zanzare come Aedes albopictus ed Aedes aegypti”. Nel 2013, la zanzara Aedes albopictus circolava in 8 Paesi dell’ Unione europea – Spazio Economico Europeo (Ue-See), con 114 regioni interessate, nel 2023, questa specie è presente in 13 Paesi e 337 regioni.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una diffusione geografica di specie invasive di zanzare in zone Ue precedentemente non colpite”, libere dalla circolazione di questi insetti, dichiara la direttrice dell’Ecdc Andrea Ammon. “Se continua così – avverte – possiamo aspettarci di osservare più casi, e potenzialmente anche morti, per malattie come Dengue, Chikungunya e West Nile”.

Nel 2022, nel Ue-See sono stati segnalati 1.133 casi umani e 92 decessi per virus del Nilo occidentale, di cui 1.112 acquisiti localmente in 11 Paesi: il numero più alto dal 2018, anno di picco dell’epidemia di West Nile. Casi acquisiti localmente sono stati riportati da Italia (723), Grecia (286), Romania (47), Germania (16), Ungheria (14), Croazia (8), Austria (6), Francia (6), Spagna (4), Slovacchia ( 1) e Bulgaria (1). Stesso trend di aumento dei casi autoctoni anche per la Dengue: nel 2022 sono stati registrati 71 casi di infezione acquisita localmente in Ue-See, pari al totale infezioni segnalate tra il 2010 e il 2021; casi autoctoni di Dengue sono stati riportati da Francia (65) e Spagna (6 casi).

I modi sostenibili per controllare le popolazioni di zanzare includono l'eliminazione delle fonti di acqua stagnante dove si riproducono le zanzare (difficili da eliminare in periodi di piogge intense come quelle cadute negli ultimi tempi), l'uso di larvicidi ecologici (come il piretro ricavato di una pianta della famiglia delle Asteraceae, il Chrysanthemum cinerariifolium, ammesso nell’agricultura biologica: altri insetticidi biologici sodati dall’Olio di Neem, dal Bacillus Thuringiensis, dall’Ortica, macerato d’Aglio, dalla Propoli) e la promozione della consapevolezza della comunità sul controllo delle zanzare.

Le misure di protezione personale includono l'uso di zanzariere (preferibilmente reti trattate con insetticidi) o il sonno o il riposo in stanze schermate o climatizzate, l'uso di indumenti che coprano la maggior parte del corpo e l'uso di repellenti per zanzare.


Costi sempre più elevati per le cure

Estirpare le zanzare dal nostro territorio è pressoché impossibile e con i cambiamenti climatici, il problema è destinato ad acuirsi nei prossimi anni con un impatto sul funzionamento del turismo, sulla qualità di vita e dell’ambiente e con inevitabile aumento dei costi sanitari in quanto la zanzara è un implacabile vettore di numerosi virus. Difficile calcolare compiutamente i costi sanitari in caso di epidemia (a Ravenna l’epidemia di Chikungunya del 2007 è costata alla sanità pubblica milioni di Euro) in quanto, cure mediche (dettate soprattutto da reazioni allergiche), analisi di laboratorio e medicamenti, rappresentano solo la punta dell’iceberg, così come marginali risultano essere i costi assorbiti dalla prevenzione e dall’informazione al pubblico (nonostante la loro efficacia nel contrastare il fenomeno).

Considerevoli sono i costi sopportati dai cittadini per mettere in essere sistemi per contrastare il noioso fastidio (dai repellenti alle zanzariere), ma l’impatto più significato si evidenzia sul turismo (allorché un’alta concentrazione di zanzare può incidere sulla durata o sulla presenza-assenza su un territorio o sul singolo locale). Sono molte le località, in Italia come all’estero, che hanno predisposto take force e attuato interventi contro questo insetto.

Gli interventi estemporanei dettati dall’emergenza risultano però meno efficaci di quelli operati in modo assiduo, anche se non riescono ad eradicare il fenomeno. Le chiamate di protesta dei cittadini inducono spesso a trattamenti non risolutivi, se non temporaneamente, in quanto, una volta finito l’effetto di repellenza dell’insetticida, massimo due settimane, dalle aree circostanti, l’insetto torna a reinsediarsi. Per contro non si può trascurare che interventi intensivi e condotti su larga scala, possono presentare un impatto sull’ambiente. La polverizzazione del problema (ogni sottovaso ed ogni pozzanghera possono costituire un allevamento) non sempre permette di organizzare delle risposte proporzionate alle esigenze: la programmazione deve spesso soccombere all’isterismo provocato su ognuno di noi dal morso di questi insetti. A fronte di un aumento di prodotti insetticidi ad uso personale che vanno inevitabilmente ad impattare sull’ambiente, non ancora sufficienti sono le azioni intraprese a livello di sistema, mentre invece sarebbe necessaria un’azione di monitoraggio e di coordinamento (sul modello predisposto dall’American Mosquito Control Association) volta a contrastare con continuità il fenomeno.


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