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Allarme Interpol: “sulle armi in Ucraina, le mani delle mafie”

di Germana Tappero Merlo |

Come anticipato e temuto, armi consegnate all’Ucraina sono già sul dark net, l’Internet più nascosta ma non inaccessibile, soprattutto per fare affari illeciti. E lo sanno bene le organizzazioni terroristiche e quelle criminali, appunto. L’Interpol afferma, infatti, di avere conferme sull’arrivo di armi avanzate nelle mani della criminalità organizzata e delle organizzazioni terroristiche. Il problema di armare una qualsiasi ‘resistenza’ è sempre quello di garantire la loro tracciabilità, una volta giunte in zona di conflitto. Si rischia sempre (e qui vi è ulteriore conferma) che cadano nelle mani di chi vi specula per affari e chi ne necessita per fini criminali od eversivi. A quanto pare, l’ex Iugoslavia, Siria, Libia non hanno insegnato nulla al riguardo. “Le armi che circoleranno sono molto più pericolose e fino a 10 volte più potenti di quelle del periodo post-guerra in Jugoslavia, quando la ‘ndrangheta andava in quei territori e comprava bazooka e kalashnikov a 750 euro”. Lo ha ribadito Nicola Gratteri, procuratore capo presso il Tribunale di Catanzaro, intervistato in questi giorni. Timori che sono sempre circolati fra gli analisti di sicurezza e di cui Gratteri è stato il principale esternatore in tutte le trasmissioni in cui è stato ospite. Fa riferimento ai fatti seguenti la guerra nei Balcani. “La ‘ndrangheta ha comprato tante volte armi provenienti dalla ex Iugoslavia, e molte volte ci sono stati scambi con la Sacra Corona Unita, che barattava con la cocaina”. Gli fa eco l’Europol che, proprio in queste ore, attraverso le parole della sua direttrice esecutiva, Catherine de Bolle, ha deciso di istituire una commissione per monitorare le attività terroristiche intorno al giro di armamenti inviati in Ucraina. Si vuole evitare appunto, ciò che è accaduto 30 anni fa con la fine della guerra nell’ex Iugoslavia, in cui “le armi del conflitto svoltosi tra il 1991 e il 2001 vengono tuttora utilizzate da gruppi criminali”, ha spiegato. Si parla di milioni di mezzi leggeri ancora in circolazione oggi nei Balcani. Ma l’Ucraina già prima del conflitto del 2014 risultava essere un hub di traffico d’armi. “I funzionari hanno stimato che almeno 300 mila armi leggere e di piccolo calibro sono state saccheggiate o perse tra il 2013 e il 2015.” Al momento si inizia ad avere conferme di disponibilità di nuove armi sul dark net, là dove la stessa Interpol, nella persona del suo Segretario Jurgen Stock, mette in guardia della possibilità che nel giro di poco più di due anni, anche gli strumenti cibernetici ‘militari’ utilizzati per la cyberwar finiscano in mano degli affari criminali. Quindi che si tratti di campo di battaglia reale e quello cibernetico, i problemi circa la tracciabilità delle prime e della vulnerabilità di furto di ‘digital tools’ rimangono una spina nel fianco delle buone intenzioni di armare la resistenza ucraina o di opporvi le giuste difese. Non si tratta di essere contrari all’invio ma si presuppone che esista un sistema di Comando e Controllo che, nel caso Ucraino, non era garantito all’inizio del conflitto e lo è stato per parecchio tempo. Situazioni caotiche, frammentate sul campo e senza una direzione strategica possono aver portato a deviare armi, e non solo leggere, verso i mercati del crimine organizzato. “Questo è un problema che il mondo occidentale si deve porre non dopo la guerra, ma adesso. E forse è già tardi” ci suggerisce Gratteri che di criminalità e di sicurezza sembra intendersi.

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