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A Maral Shams, iraniana, il primo premio del concorso "Lingua Madre"

Aggiornamento: 15 mag

di Emmanuela Banfo


"Quando vado in Iran mi sento dire che ormai sono occidentale, nemmeno italiana, occidentale. Quando sono qui mi dicono: ‘Beh si vede dallo sguardo e dai tuoi gusti che sei mediorientale’. Quindi facendo una somma di come mi vedono direi che ricopro l’80% delle nazioni. Non è più solo una questione di Iran versus Italia, ma di Occidente e Medio Oriente. E allora rispondo che sono una cittadina del mondo, che è figo da dire, ma è una scorciatoia per dire che in realtà non mi sento niente e nessuno in particolare, ma tutti in generale e che non mi sento di appartenere a nessuna fazione e che non tifo per nessuna delle mie mille parti".

E’ uno dei passaggi più significativi di "Capolinea", il racconto col quale Maral Shams, di origini iraniane, ha vinto il Primo Premio della XIX edizione del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre. Con lei sono state premiate, nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino, Shima Allahi, anche lei iraniana, con "I piccoli tesori’, a cui è andato il secondo Premio e il Premio speciale della Consulta Femminile Regionale del Piemonte; Simona Nicoleta Bogdan (Romania) con ‘Ritorno’ che ha conquistato il terzo premio. Premiate anche Giuliana Spadaro con "Parole straniere" (premio sezione speciale Donne Italiane); Sayaka Myamoto (Giappone) con  ‘La forza degli Udon’, Premio speciale Slow Food-Terra Madre e Marinella Dela Rosa (Filippine) con "Diario di bordo tra l’ Italia e le mie radici asiatiche", Premio speciale Torino Film Festival; infine, Premio speciale giuria popolare a Maryame El Qabach (Marocco) con "Oltre il colore della pelle".

Ideato nel 2005 dalla giornalista e saggista Daniela Finocchi, il Concorso ha dato a oltre 10mila autrici la possibilità di esprimere attraverso la scrittura le loro esperienze di migranti, tra sofferenze e nuove conquiste prendendo coscienza della propria identità di donne libere da ogni stereotipo, sia del paese d’origine che di quello d’approdo. Dall’anno scorso, però, il sottotitolo del libro che edita le opere selezionate, recita "Racconti di donne non più straniere in Italia". Il "non più" sta a significare una trasformazione che di generazione in generazione sta modificando, arricchendolo, il DNA del nostro Paese. Cambiamenti che si riflettono nelle narrazioni di cui sono portatrici. Ed è proprio riflettendo come questi cambiamenti si evidenzino nei racconti di queste donne che Daniela Finocchi osserva che "la migrazione, vissuta o solamente reinterpretata, non è qualcosa che le definisce, ma un approccio inedito alla complessità. Non sono vittime e non sono eroine. Sono donne consapevoli, determinate, che pensano attraverso i loro corpi e perseguono il diritto a vivere pienamente la loro appartenenza femminile. La propria libertà". Poiché loro stesse esemplificano la complessità di una molteplicità di identità che s’intersecano e si interfacciano. Sono sempre di più figlie, nipoti delle migranti di vent’anni fa, molte non conoscono il Paese d’ origine o alcune, come le iraniane, raccolgono dalle loro nonne memoria di una realtà molto diversa dall’ attuale degli ayatollah.


Donne coraggio dell'Iran

"Chi è qui – sottolinea Daniela Finocchi – vuole dare voce alle donne che ora sono in Iran. Sono coraggiose, impegnate e consapevoli del contributo che possono dare sul tema dell’ identità, una costante in tutto il percorso del Concorso Lingua Madre". Così come è una costante la varietà dei generi letterari di cui queste donne si servono. La stragrande maggioranza non sono scrittrici di professione, anche se per alcune Lingua Madre è stato il trampolino di lancio per renderlo il loro mestiere. Specialmente agli inizi del Concorso, le partecipanti venivano aiutate dalle native italiane a mettere su carta i loro pensieri, i loro sentimenti. "Un mito da sfatare è che la scrittura femminile sia principalmente autobiografica – rimarca Finocchi – Anzi, le partecipanti al Concorso si cimentano in opere teatrali, nelle favole, il panorama è davvero molto vasto". Le loro appartenenze multiple le rende duttili, aperte alla sperimentazione di più linguaggi. Non c’è paura di perdere una presunta identità originaria, come fosse un totem immutabile nel tempo, ma il desiderio di costruirla plurale e, soprattutto, dinamica.

"Quando sono emigrata in Italia all’età di trentatré anni- racconta Shima Allahi ne ‘I piccoli tesori’ - ho messo tutta la mia vita e i miei ricordi in una valigia di quaranta chili, che conteneva principalmente oggetti di viaggio, non beni di valore. Non avevo nemmeno soldi, a dire il vero, il risultato di dieci anni di lavoro erano duemilacinquecento euro. Quando sono venuta in Italia, non avrei mai pensato che tre anni dopo mi sarei seduta a casa di una nonna italiana, preparando il tè iraniano nella sua piccola teiera verde e pensando che non avrei mai imparato l’italiano abbastanza bene da poter leggere uno dei libri di Italo Calvino, preso in prestito dalla biblioteca". E le ‘italiane’? Il Concorso, infatti, non le esclude affatto, ma le sollecita a farsi coinvolgere nei vissuti di chi ha radici lontane, aprendosi a un reciproco scambio e al riconoscimento di un comune sentire.

Giuliana Spadaro in ‘Parole straniere’, scrive di quando scopre, soltanto in prima elementare e perché sbagliava gli accenti, che la mamma, la nonna, la zia erano ‘straniere’, profughe di Fiume: "Fra di loro c’erano diciotto anni di differenza, che era anche differenza culturale. Erano nate nella stessa città, Fiume, ma in due momenti molto diversi. La Zia, la grande, aveva studiato l’ungherese come prima lingua a scuola, la Mamma invece l’italiano. In comune avevano, però, una terza lingua: il croato, che spesso parlavano fra di loro. Era incomprensibile e irritava Papà, che era siciliano". Le diversità, che tanto spesso incutono timori nell’opinione pubblica, sono di fatto, da sempre, parte delle piccole-grandi storie delle famiglie.


Oltre 10mila autrici in diciannove edizioni  

Da quando è nato  nel 2005 il Concorso Lingua Madre ha visto la partecipazione di oltre 10.000 autrici (circa 300 nell’ ultima edizione) e ha dato vita a 19 antologie con i racconti selezionati, 14 mostre fotografiche, 29 volumi di approfondimento sulla letteratura e sulla migrazione femminile curati dal Gruppo di Studio, una rivista telematica, oltre 2.000 presentazioni in tutta Italia, 28 convegni, più di 50 laboratori e progetti scolastici, 7 borse di studio attivate, 5 programmi video originali, 5 spettacoli teatrali tratti dai racconti, 1 podcast su Spreaker, 1 webserie su Prime Video. La scrittura come mezzo per esternare il proprio sentire, ma anche per condividerlo in un continuo processo di messa in discussione e di riformulazione delle proprie identità, esse stesse plurali e dialettiche. Perché – sottolinea Daniela Finocchi e con lei il Gruppo di Studio, composto da docenti italiane e straniere che ogni anno promuovono approfondimenti realizzando convegni e pubblicando saggi , è sempre più necessario uno sguardo sessuato sulle migrazioni. Le donne migrano e  molto spesso si portano appresso un progetto emancipatorio.

L’ Istituto Superiore di Sanità ha censito che oltre la metà della popolazione straniera in Italia è donna: oltre 2,6milioni di donne con cittadinanza estera, pari al 50,9%. Tuttavia la strada per il compimento della parità è ancora lunga, per tutte le donne e ancora di più per le straniere-italiane. Nove su 10 sono occupate nei servizi, in particolare in tre professioni, spesso sottopagate, precarie, non regolarizzate: collaboratrici domestiche, addette alla cura delle persone, impiegate nelle pulizie di uffici. La società, gli uomini e le donna che la abitano, la muovono, è avanti rispetto al sistema politico-economico-giuridico, ancora troppo ancorato a un’idea d’Italia che ha già cambiato pelle come dimostrano le autrici di Lingua Madre.

 

 

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