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Alert sanitari sugli alcolici in Irlanda: utili o pretestuosi?

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


Il 12 gennaio scorso, l’Unione Europea ha autorizzato l’Irlanda, che ne aveva fatto richiesta, ad apporre sulle etichette degli alcoolici (vino, birra, liquori) commercializzati in questo Paese avvertenze come “il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”.

Questa decisione irlandese stimola un’analisi del problema: vino e sigarette sono messe sullo stesso piano, è veramente così? Quali danni economici porterà questo atteggiamento? Continuando così cosa potremo ancora bere e mangiare in assoluta tranquillità?


All'esame rischi e benefici

L’Irlanda è un paese europeo che deve affrontare un grave problema di alcolismo, peraltro presente, a livelli diversi, in tutti i paesi europei ed extra europei (per esempio, comune all’Islanda) e i decisori politici pensano che questi alert possano servire a ridurre quei fenomeni che causano migliaia di morti ogni anno e costi economici e umani molto elevati.

Alcuni autorevoli membri del board scientifico di MOHRE (Osservatorio Mediterraneo per la Riduzione del Rischio in Medicina) ritengono che vino e sigarette non danneggino la salute allo stesso modo e quindi comunicare il rischio con le stesse modalità è un errore.

Non si può affermare che il fumo e il vino abbiano gli stessi effetti oncologici. In assoluto l’alcol fa male ma nel vino sono anche contenute sostanze antiossidanti che possono controbilanciare gli effetti dannosi che la bevanda può avere sul metabolismo cellulare. Diversa è la situazione per le sigarette: le evidenze scientifiche indicano che in questo caso sono presenti solo sostanze nocive. In Italia l’alcol causa circa 30 mila morti all’anno, mentre il fumo ben 80 mila. Sono inoltre presenti molti lavori che dimostrano come un’unità alcolica al giorno (equivalente ad un bicchiere di vino) favorisca la longevità.


Una regola aurea: moderazione e controllo

È evidente che il consumo eccessivo di alcol ha effetti dannosi su fegato, cuore, cervello, ma alle giuste dosi può essere consumato senza problemi. Dipende anche dal genere: i maschi possono arrivare al massimo a due unità alcoliche al giorno (2 bicchieri), le femmine un solo bicchiere al giorno, in quanto la quantità dell’enzima alcol deidrogenasi (LDH) che metabolizza l’alcol è la metà di quella dei maschi. In sintesi, i fattori che interferiscono nei benefici dell’alcol sono: il sesso del bevitore, la quantità e la modalità di assunzione (a digiuno o durante i pasti).

Va infine precisato che il vino rosso contiene fenoli e flavonoidi che hanno proprietà antitrombotiche, antiossidanti, antiinfiammatorie ed effetto cardioprotettivo alle dosi suggerite, mentre il consumo elevato e cronico di alcol può causare scompenso cardiaco secondario e cardiopatia dilatativa alcol indotta nei maschi e nelle femmine in ugual misura (solo l’astensione totale dall’alcol può favorire la completa ripresa della normale funzione del ventricolo sinistro).


Uno sguardo alle degenerazioni

Il fenomeno “Binge drinking” diffusosi dai campus universitari americani fino all’Europa, rappresenta un fenomeno giovanile, e non solo, da non sottovalutare. È un'espressione che significa “abbuffata di alcolici” o “bere fino a ubriacarsi” ed indica l'assunzione di 5 o più bevande alcoliche in un intervallo di tempo molto ristretto (indicativamente 2-3 ore). Il fenomeno si traduce in un'immediata ubriacatura, con perdita del controllo. Oltre ai danni contingenti (in primis mettersi al volante), la conseguenza nel tempo di questo fenomeno, è rappresentata da aritmie cardiache quali la fibrillazione atriale e aumento di rischio di ictus. Infine, è utile ricordare che l’alcol è un solvente che potenzia l’effetto cancerogeno e irritativo dei prodotti di combustione del tabacco; quasi sempre i forti bevitori sono anche forti fumatori e i due rischi si associano con effetti ancora più gravi.

Il vino elemento culturale.

A queste osservazioni mediche si deve aggiungere e non dimenticare, che il vino, in paesi come l’Italia e la Francia, fa parte della tradizione ed è parte integrante della dieta mediterranea. Per la Germania la birra rappresenta una tradizione consolidata nei secoli. Storicamente la fermentazione dei prodotti alimentari ha permesso la conservazione in condizioni igienico-sanitarie accettabili: se noi siamo sopravvissuti è anche grazie a questa tecnica presente già in molte civiltà antiche.

La prima è sicuramente l’idromele, considerato il nettare degli dei, che deriva dalla raccolta del miele e contiene lieviti dormienti che, se mescolati con acqua, agiscono da catalizzatore per azionare la fermentazione (le altre fermentazioni, come birra e vino, richiedevano la stanzialità delle popolazioni).

Il provvedimento irlandese dunque non può annullare più di 10.000 anni di storia e di tradizioni solo perché alcuni loro connazionali non riescono a contenersi nei consumi. Il problema semmai è come non si riesce più ad affrontare il problema generale degli abusi e, non senza qualche interesse commerciale sottinteso (contro i prodotti mediterranei), si esaspera un dettaglio.

Il "proibizionismo" è doppiamente dannoso

Sarebbe oggettivamente sbagliato considerare il vino come una sostanza nociva, mentre sarebbe necessario approfondire gli effetti prodotti da altre bevande alcoliche (birra, liquori, o da altri alimenti) sulle quali finora c’è stata meno attenzione perché le analisi sono quasi sempre state effettuate sulle unità alcoliche in generale senza distinzione fra le varie bevande. È l’eccesso da deprecare e condannare: proibire un prodotto consolidato nelle abitudini alimentari, rendendolo “proibito”, rischia di accrescerne il fascino in grado di far presa già tra gli adolescenti principali vittime delle stragi stradali del sabato sera.

L’educazione alimentare, nella sua globalità e complessità, deve essere affrontata senza preconcetti e pregiudizi. È necessario un gran lavoro di educazione iniziando dall’infanzia sui rischi connessi all’abuso dell’alcol sia nelle famiglie che nelle scuole. L’essere umano ha bisogno di tanti principi nutritivi per un corretto funzionamento in base all’età, alle attività fisiche e intellettive svolte, senza dimenticare che la cucina italiana e il nostro vino sono di ottima qualità e, nelle giuste dosi (come per tutti gli alimenti), danno gioia al nostro vivere quotidiano.









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