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Alcolismo strisciante, responsabilità individuali e stili di vita


di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


Nella sua campagna per la prevenzione delle malattie, l’OMS non dimentica mai di sottolineare come la prima causa di morte dei giovani tra i 15 ai 24 anni sia da ricondurre ad incidenti stradali conseguenti all’abuso di sostanza alcoliche o droghe. In effetti, la fatalità non esiste, se più del 90% degli incidenti potrebbe essere evitato con comportamenti corretti. Del resto, è stato rilevato che il rischio di incidente stradale cresce in maniera esponenziale all'aumento del tasso alcolemico: fatto "1" in stato di sobrietà, il rischio per chi guida s'impenna fino a “380” quando la quantità di alcol è pari o superiore a 1,5 g/L. Come a dire: l’incidente non è più solo molto probabile, ma addirittura quasi sicuro. Ma è quantomeno singolare, quanto deprecabile, che vi siano persone disposte ad aggredire il personale sanitario contestando modi e tempi d'intervento, ma sono disposte a tollerare (se non a giustificare) gli abusi responsabili di incidenti destinati ai Pronto soccorso.


L'ecatombe sulle strade

Ogni anno, più di 6.500 incidenti stradali sono causati da alcol e droghe, con un costo difficilmente quantificabile, perché i danni che causano invalidità e menomazioni possono accompagnare l’intera vita del soggetto. Problema gravissimo che non si risolve né con il proibizionismo, né con tolleranza senza regole.

L’Istat, nel decimo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), ha sottolineato che la mortalità per incidenti stradali in Italia dei giovani nella fascia 15-34 anni aveva registrato nel 2020 una riduzione dovuta alla minore mobilità come conseguenza delle restrizioni per la pandemia. Tale riduzione, più contenuta, si è confermata nel 2021, ma sta tornando nel 2022 ai livelli pre-pandemici.

Per quanto riguarda gli stili di vita della popolazione, dopo un miglioramento generale rilevato nel 2019, dal 2020 sono stati evidenziate significative oscillazioni di tutti gli indicatori (compreso l’uso di alcool) ed emergono dal confronto 2019-2022 segnali di peggioramento. In particolare, l’indicatore di sedentarietà migliorato nel 2020 e 2021 per il modificarsi della abitudini con la “ginnastica destrutturata”, al di fuori delle palestre e piscine, è peggiorato nel 2022 tornando ai livelli critici del 2019.

In questi anni si è provato di tutto: dalle campagne di comunicazione (l’ultima promossa agli inizi di quest’anno “chiediti perché” promossa e realizzata dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio in collaborazione con il Dipartimento Antidroga e il Ministero dell’Interno) all’inasprimento delle sanzioni che prevedono la revoca della patente che scatta in modo automatico per chi provoca un incidente (anche senza feriti) guidando in stato di ebbrezza alcolica acuta (superiore a 1,5 g/l, o sotto effetto di droghe). Ma sembra tutto inutile: gli incidenti inesorabilmente continuano, anzi, considerare una sostanza “proibita” sembra accrescerne l’appeal.

A provocare confusione sono anche le visioni manichee che acutizzano le contrapposizioni. Ad esempio, sull'uso di alcolici. L’eccesso di sostanze alcooliche è dannoso perché tutti gli alcolici, indipendentemente dalla bevanda, contengono etanolo che può provocare danni all'organismo e patologie oncologiche, e non solo per gli incidenti stradali; d’altra parte è scientificamente provato che il vino contiene il principio attivo del resveratrolo, che riduce l'invecchiamento cellulare in quanto gli antiossidanti contenuti al suo interno aiutano il gene che impedisce la formazione di nuove cellule di grasso, riducendo, di conseguenza, il rischio obesità e altre complicanze cardiovascolari.

Il rischio zero non esiste per nessuna sostanza. Come ricorda il simbolo caduceo, ancora oggi immagine della medicina e presente in ogni farmacia, i due serpenti rappresentano l'uno la dose terapeutica, l'altro la dose tossica, ossia il veleno. Il bastone alato che si eleva sopra le parti rappresenta la scienza che riesce a conoscere e governare entrambi.


Sonno, abuso di alcol e stress

Oggi la sfida supera l'individuazione delle complicanze cliniche, per puntare alla prevenzione delle distorsioni sociali che il consumo, o più correttamente l’abuso, di una sostanza nociva produce. L’informazione e l’educazione sanitaria diventano così fattori chiave nel ridurre i fattori di rischio per sé e per gli altri, al di là del giudizio morale. In altre parole, quando le quantità di alcol consumate possono esporre direttamente o indirettamente al pericolo, non si può tergiversare nell’intervento. Negli altri casi, il problema è strettamente personale su cui ognuno è chiamato a riflettere e a responsabilizzarsi, ad eccezione che per i minori per i quali non vi sono margini di tolleranza.

Una ricerca dell’Università di Pisa condotta su un campione di 120 persone adulte e sane, pubblicata sulla rivista Chronobiology International, il cui primo autore è Francy Cruz Sanabria, evidenzia che la vita notturna non fa per l’uomo. Chi dorme come un gufo, ossia le persone che preferiscono andare a dormire tardi e che sono più attive nelle ore notturne, hanno una peggiore risposta allo stress e una maggiore predisposizione verso comportamenti a rischio, come il fumo e il consumo di alcol.

Il coordinatore dello studio, Ugo Faraguna, professore di fisiologia all’Ateneo pisano, ha osservato che esiste un gruppo, circa il 15% della popolazione, che si può definire gufi, più attivo nelle ore notturne, "tiratardi" con difficoltà mattutine, e un pari 15% della popolazione, le cosiddette "allodole" che all’opposto propende al risveglio all'alba o quasi, per sfruttare al massimo le prime ore del giorno.

Lo studio ha identificato che nei gufi esiste una minore capacità di risposta a eventi traumatici o allo stress, come i lutti o le separazioni familiari, con risposte che sfociano a volte in eccessi di fumo o alcol.

La qualità del sonno è ormai considerata fra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie neurodegenerative, come demenze e Parkinson, e le abitudini di vita coinvolgono i comportamenti umani, dall'uso di alcol, stile di guida dell’auto e della moto all’aggressività.

La startup Sleepacta dell’Università di Pisa ha ideato per l'indagine scientifica un tipo di braccialetto in grado di monitorare la qualità del sonno, esattamente come avviene per la pressione arteriosa con il monitoraggio domestico. In un futuro prossimo, dunque, tale applicazione consentirà una maggiore acquisizione di dati con cui approfondire le conoscenze del fenomeno.



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