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Afghanistan, esplosione a Kunduz. Si “riduce” il bilancio delle vittime: 50 morti e 140

Attentato in una moschea di Kunduz, particolarmente affollata per il venerdì santo. Kunduz, seconda città del Paese, 270 mila abitanti, è un importante centro nevralgico commerciale e di comunicazione da e per il nord. Ai primi soccorritori si sono presentate scene agghiaccianti. Dopo le iniziali notizie che parlavano di 100 morti e oltre duecento feriti, il bilancio si è “ridotto” alla metà di vittime e a 140 feriti, alcune dei quali molto gravi. Fonti talebane hanno accusato del massacro l’Is-K, il gruppo afghano emanazione dell’Isis. E secondo osservatori internazionali, pur in assenza fino a questo momento di credibili rivendicazioni, è probabile che sia proprio l’Is-K ad avere l’interesse di destabilizzare l’Afghanistan, inseguendo la logica della guerra civile. Ai terroristi premerebbe emergere come primo avversario dei talebani sunniti e mostrare agli afghani l’incapacità dei nuovi padroni a garantire la sicurezza nel Paese. L’obiettivo sarebbe quello di minare la solidarietà popolo-governo. Un piano tutt’altro che velleitario che si fonda sulle crepe religiose esistenti nella società afghana, dissimile dalla compattezza, per esempio, che si registra in Iran, dove dinanzi ad attacchi esterni, la popolazione reagisce e si ritrova immediatamente attorno al governo-Guida Suprema degli ayatollah.

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