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A proposito di speculazioni: la dinamica dei prezzi e la scomparsa dei mercati

di Emanuele Davide Ruffino e Alessandro Paudice


Un vecchio proverbio arabo recitava: “Chi semina datteri, non mangia datteri” per sottolineare il tempo che intercorre tra il momento di produzione e quello del consumo: più la distanza tra queste due tempistiche si allunga, più viene messa in discussione la legge della domanda/offerta, in quanto, ad un aumento della domanda, può non corrispondere un pari aumento dell’offerta, creando tensioni sui prezzi.

In questi giorni, la realtà che viviamo, rileva una serie di situazioni fortemente penalizzante soprattutto per il consumatore finale, che tende a reagire alimentando un senso di alienazione ed avversione verso il sistema, su cui fanno presa i crescenti sospetti di speculazioni, ormai onnipresenti, magari creati ad arte per travisare la realtà.


Produzioni e rapporto domanda/offerta

Il sospetto che negli anni passati si sia fatto artificiosamente diminuire il prezzo del gas per creare una forma di dipendenza da questo tipo di fonte energetica si è diffusa tra gli analisti, ma sta nelle regole del gioco fidelizzare, da parte del fornitore, i propri clienti (alcuni parlano di “fertilizzare” la clientela). Il tutto però deve trovare un limite nella correttezza commerciale, nella sua concretizzazione normativa, chiamata a limitare lo sfruttamento delle potenzialità organizzative difficili da replicare nel breve periodo e la possibilità di sfruttare le distorsioni informative, sempre più marcate, in un mondo che corre verso la super-specializzazione. Nel lungo periodo occorrerà sempre più prestare attenzione alle filiere produttive indispensabili per il funzionamento della società, non più concedendo bonus e privilegi, ma programmando le attività in modo da raggiungere soddisfacenti livelli di autonomia.

Si può misurare la risposta di un settore in termini di adeguamento dell’offerta alla domanda: essa è immediata, quando c’è abbondanza di prodotti immagazzinati e quindi può soddisfare quasi istantaneamente le variazioni delle richieste; stagionale, per esempio per i prodotti ortofrutticoli; pluriennale, per le altre colture (paradigmatico il caso dei datteri) e per quelle produzioni che necessitano di infrastrutture complesse (impianti industriali).


La guerra sfasa l’economia

La Covid e la guerra in Ucraina hanno insegnato che la ricerca del prodotto al minor costo può portare a vincolarsi a produttori che per ragioni di situazioni economiche (monopolio), di difficoltà negli scambi (epidemia o blocchi nei trasporti) o per opportunità politiche, sfruttando la loro posizione di forza, non garantiscono più gli approvvigionamenti necessari.

Nel settore della distribuzione degli idrocarburi, il problema si presenta storicamente complesso: forse Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, ci rimise anche la vita nel tentativo di ridefinire le regole del gioco (morì in un ancora misterioso, a distanza di mezzo secoli, incidente aereo nel 1962), ed oggi il problema è riesploso in un groviglio di andamenti dei prezzi non sempre dettati dalle quotazioni delle materie prime e problemi connessi alle caratteristiche della micro-distribuzioni, per le quali occorrerebbe definire il tempo necessario per impiantare una stazione di benzina (in Italia, la rete distributiva è comunque sovradimensionata), tenendo conto che, situazioni di effettiva concorrenza si possono realizzare solo in zone ad alto passaggio; isole, aree montane e autostrade, dove occorre garantire la distribuzione h24, il prezzo determinato dall’incrocio domanda/offerta può risultare inadeguato e meritorio di correzioni.


Le difficoltà del mondo sanitario

Asimmetria informativa e tempistiche elevate nel preparare personale qualificato, da sempre contraddistinguono il settore sanitario, cui occorre aggiungere i coinvolgimenti emotivi, individuali e collettivi, che possono significativamente condizionare i comportamenti, rendendo spesso incomprensibili, in una logica economica, i prezzi praticati (stesse prestazioni erogate a costi o tariffe profondamente diverse, stesse professionalità remunerate, e trattate, in modo differente e anomalo).

Alla problematica non sfuggono neanche i sistemi con prevalenza del settore pubblico, come il SSN italiano e il NHS inglese, anzi, proprio l’assenza della mano invisibile del mercato, può provocare distorsioni nell’organizzare le potenzialità dell’offerta e la gestione della domanda. Di fatto anche il pubblico, per funzionare, si avvale consistentemente di fornitori privati: diversamente dal passato, se si esaminano i bilanci della aziende sanitarie dei paesi occidentali, le acquisizioni da fornitori privati superano sistematicamente la metà dei costi.

Occorre inoltre ricordare che, nel settore sanitario, bisogni e domanda non sempre coincidono: si può avere bisogno di un servizio e non esercitare alcuna domanda (palese in Psichiatria, ma situazione rilevata spesso anche nelle attività collegate alla prevenzione), mentre la domanda (come si rileva dal non corretto uso dei Pronto Soccorso e dall’abuso nel consumo di alcuni farmaci, come le somministrazioni di antibiotici ai bambini) non sempre risponde a un uso razionale delle risorse.


Ridurre l'età media del personale paramedico

Fattore non secondario nel rapporto tra domanda e offerta è rappresentato dall'età media degli operatori sanitari che pregiudica - se tende verso l'alto - le prestazioni professionali e di conseguenza modifica la struttura dell'offerta. E' quanto avviene nel concreto in Italia, paese con un'età media superiore a quella che si registra in Europa, dove l'anzianità (e l'usura) del personale paramedico ha ridotto il raggio d'azione di determinate funzioni che reclamano in primo luogo forza fisica. Ne consegue l'aumento di ruoli alternativi per quei lavoratori inidonei allo sforzo fisico (quanto impossibilitati ad andare in pensione) e una perdita di efficienza del sistema nel suo complesso.

In questo scenario la determinazione dei prezzi in ambito sanitario non può seguire meccanicamente le regole della domanda/offerta, ma occorre che sia gestito con un visione pubblicistica, l’unica che può assicurare un’attenzione ai bisogni e può programmare la predisposizione delle risorse (medici e infermieri in particolare) necessarie nel lungo periodo, con una programmazione universitaria adeguata. Ciò però non toglie che si debba cercare l’efficientamento nell’uso delle risorse ed una costante attenzione ai prezzi cui vengono erogate, sia nel settore pubblico che privato, le prestazioni sanitarie, onde evitare che isterismi momentanei portino a concretizzare situazioni di abuso e sfruttamento a danno dei pazienti ma, sempre più, anche a danno degli operatori che non riescono più a esercitare la loro professione/missione in un contesto volto solo a garantire la salute del paziente e valutato esclusivamente sui risultati raggiunti in termine di salute.


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